Se fai la cosa giusta adesso (ovvero la mia opinione su come nascono i bambini)

Non ho riletto e non garantisco l’italiano.

Tutto è cominciato in un circolo ARCI che puzzava di fritto e di spirito di adolescente. Ero in uno dei miei buchi neri, frutto di un paio di anni pesi ed era il primo giorno di scuola, a febbraio. Sulle pareti erano stati appesi dei cartelloni in cui le mie bimbe avevano scritto e incollato immagini di ciò che è importante nella vita: la salute, la famiglia, gli amici, le persone che ami. Non so perchè mi colpì. Ma mi suonò come un richiamo. Mi sono detta “ma tu guarda cosa ti possono insegnare delle ragazzine di 16 anni”.

Verso la fine del 2013 avevo deciso di smettere di cercare di avere bambini, perchè non volevo usare la gravidanza come antidepressivo e non volevo mettere al mono un figlio trasmettendogli l’idea che la vita fa schifo. Sarebbe stato egoista. Ma a Gennaio febbraio stavo meglio e ci ho ripensato. Ho comprato i test di ovulazione, mi sono lanciata nei miei conti a caccia dell’ovulino, dicevo a Marito che non avevamo mira. Ma tanto se la testa ha idee farlocche, per fortuna è il corpo a sapere cosa deve fare. E quindi niente. Sti bambini non arrivavano. Ricominciare a lavorare in proprio dopo essere stati lasciati a casa (e lasciatemi dire che nelle cooperative tutti si riempiono la bocca di sinistra e di diritti, ma quando ci sono persone che di diritti non ne hanno, è sempre comodo scordarseli) è stato frutto di un gesto di solidarietà arrivato da un luogo (una persona) inaspettato, ma mi sentivo l’animo di piombo ed è stato faticoso ricominciare. Fisicamente faticoso. La depressione fa schifo.

Nonostante ciò è bastata una settimana di lavoro, nemmeno, ed ero felice di alzarmi al mattino, percorrevo i 500 metri di strada che separavano casa mia dal lavoro con il cuore più leggero, perchè ho cominciato a pensare che il senso della vita non risiede solo in mio marito, che sì è la mia vita, ma ho cominciato a ricordarmi chi ero: in parte, una grossa parte, sono il mio lavoro e la mia passione. Se mio marito mi lascia, avrò sempre il mio lavoro a tirarmi su di morale. Magico potere dell’adolescenza altrui.

Ho quindi deciso di implementare la mia personale quantità di senso e ho chiesto a un’amica, fino ad allora molto simpatica, ma non strettissima, di curare la mia immagine: biglietti da visita e sito professionale (tracce di questo periodo le trovate nei post del 2014). Ho avuto modo di conoscere meglio una persona fantastica e suo marito. Un entusiasmo elettrizzante e contagioso. Ho iniziato a chiedermi di che colore sarei se io fossi un colore, di che colore sarebbe il mio lavoro (e sono due colori diversi, sapete?), qual è il mio paesaggio interiore, cosa voglio trasmettere. Quello che pensavo della vita, veramente, al di là di ogni casino, era molto diverso da quello su cui avevo rimuginato negli ultimi anni a partire dalla morte di mia mamma nel 2007, senza grosse soluzioni di continuità ed è stata una sorpresa.

Chi sono io e cosa penso della vita, al di là di tutti i miei casini?

Avevo bisogno di ritrovarlo.

Silvia e Ivan hanno avuto la loro dose di problemi, non certo migliori dei miei, hanno saputo anche loro che cos’è la solitudine eppure non mi sembravano rovinati, compromessi, come mi sentivo io. Mi sembravano due persone innamorate e positive, appassionate del proprio lavoro, del cibo, di ogni scelta che fanno. Mi sono sembrate persone che hanno saputo dosare intelligentemente la prossimità e la distanza, la condivisione e l’indipendenza. Ho ascoltato molto Silvia su come si crea uno spazio comune in una coppia e come si articola, si alterna con uno spazio individuale. Stanno insieme da 20 anni, non ad alti e bassi, affiatati costanti. Sono meravigliosi.

Così ho cominciato a fare esperimenti. A uscire per conto mio, perchè stavo sempre appiccicata a Marito per controllare che non morisse. Alle volte mi svegliavo di notte e controllavo che respirasse. So che è stupido, razionalmente sapevo benissimo che era altamente improbabile ciò che temevo, ma ero traumatizzata e ho reagito come un animaletto spaventato.

Sono uscita con i miei colleghi e Marito sta benone.

Mi sono divertita e devo dire, ho bevuto più vino di quanto Marito avrebbe voluto, ma non ho esagerato, sono stata prudente e ho pensato “be, è il mio spazio individuale, non faccio niente di male, è improbabile che io muoia”. Ammetto di aver aperto qualche volta la porta di casa con una certa ansia, ma dai e dai, ho imparato ad allontanarmi da Marito sena struggermi di dolore. Continua a non piacermi quando si ammala, mi vengono pensieri strani, ma li governo e poi alla bell’e meglio l’influenza gli passa.

Nel frattempo ho continuato a sentire le mie cugine della Sardegna. Mi hanno mandato delle foto di cugini adulti che avevo visto da piccoli e cugini che non avevo mai visto. Ho ritrovato i miei lineamenti, che in Piemonte non erano mai assomigliati a nessuno. E credetemi, fa un effetto strano ritrovare il tono di colore della propria pelle, o il proprio naso in persone che non hai mai visto. Ci siamo dovuti andare, mi sono dovuta ritrovare.

In ogni mia follia, in ogni mia richiesta irrazionale e strana, mio Marito è sempre stato lì, ha sempre detto sì, mi ha seguito, con la sua aria amorevole e vigile. Siamo fatti così: io cammino e lui guarda dove metto i piedi. Sento sempre i suoi occhi amorevoli sulle mie spalle e oggi posso dire di sentirmi al sicuro.

Così siamo partiti, siamo stati ospiti una settimana da persone che io non vedevo da più di 20 anni e Marito non aveva mai visto. Ci sono stati momenti difficili, in cui non eravamo esattamente coordinati con i tempi familiari degli altri, ma siamo stati benissimo. Sono persone bravissime. Mi sono resa conto che ciò che in Piemonte mi rendeva diversa, in Sardegna mi rendeva uguale a qualcuno e mi sono chiesta come sarei cresciuta se invece di isolarci come famiglia nucleare avessi avuto anche quella risorsa familiare e non lo so dire. Forse sarebbe stato più facile. Maria mi ha raccontato delle cose di mio padre e di mia nonna che non sapevo, c’erano cose che non avevo mai capito e che d’un tratto mi sono diventate chiare. E’ forte l’emozione quando hai un senso di rivelazione e chiarezza. Mia cugina Liana ha due bambine disabili, adorabili, ma una vita assai difficile da organizzare. Eppure lei va come un trattore, con una forza e un’energia ammirevoli, sostiene le sua bambine, da loro si aspetta il massimo che possono dare, è documentatissima e presente. Decisa.

Nella settimana successiva ho avuto desiderio di bellezza e siamo stati in Umbria. Intanto rimuginavo una cosa, mentre passeggiavo per la mistica Assisi:

“Marito, dopo aver conosciuto Silvia e Ivan, dopo essere stata con le mie cugine, ho realizzato una cosa.

Io non ho più diritto degli altri di essere triste.

A questo punto sono io che sbaglio qualcosa”.

E ho compreso che la mia arroganza nel credere di essere un’avente diritto più avente diritto degli altri, dipendeva dal fatto che per lavoro vedevo solo persone spezzate, che cercavo di aiutare e ricucirsi e mi pareva normale spezzarsi. In qualche modo mi sentivo parte di una comunità, quella degli interrotti. Invece no. Certamente spezzarsi non è una scelta, ma sicuramente non è l’unica alternativa possibile.

Così sono andata a fare due parole con Gianni, perchè non capivo come mai, dopo tutti i miei anni di esperienza e di terapia, dopo aver scavato a fondo per comprendere i miei genitori, continuavo a rimuginare sul passato, a sentirmi arrabbiata e ferita, quando in fondo non era niente di personale e non era colpa di nessuno? Cosa diavolo stavo sbagliando? Ho un presente bello, è fatto come vorrei, un matrimonio bellissimo, con mio marito e i miei suoceri è come essere stata adottata e avere una nuova famiglia, amici a cui sono legata e che ho scelto con cura, amo molte persone e sono ricambiata, perchè non riesco ad esserne felice? Sono stata bravissima, cosa posso fare di più? Perchè devo sprecare tutto così? Perchè non mi sento mai veramente al sicuro? Gianni, tu che sei grande, che sei terapeuta da più di metà della tua vita, sinceramente, ma si smette mai di pensare al passato? 

La risposta è stata no. Non si smette. Si comprende, ci si fa pace, ma ci si ripensa. Poi mi ha detto che lui personalmente riempie il presente di cose. Ho sempre ammirato la sua curiosità e ho capito da dove veniva.

Tornando da Follonica dopo aver parlato con Gianni pensavo: “Natalie. Mettiti nell’ordine di idee che questi figli potrebbero non arrivare. Cosa pensi di fare per i prossimi 50 anni della tua vita? Pensi di passarli a struggerti? Come riempiresti la tua vita se non dovessi avere figli? Puoi mica rimuginare sul passato fino alla morte… Che modo triste sarebbe di aver vissuto”

Cantavo a squarciagola la nuova canzone di Marta Sui Tubi e Battiato: “C’è gente che pensa di aver sbagliato tutto nella vita e pensa solo al passato che non comprende che si può rinascere ogni giorno se fai la cosa giusta adesso

A me piace studiare, tantissimo. Poi mi piace vedere posti. Personalmente se potessi passare le giornate attaccata a Gianni ad imparare o a scuola a seguire lezioni, io lo farei tutti i giorni per sempre. Manco a dirlo, esce un master fichissimo a Firenze, piuttosto costoso: “Marito, cosa dici? Investiamo?” E lui mi risponde: “Investiamo”, però mi scocciava a morte, perchè i miei risparmi non erano proprio tantissimi e quindi avrebbe dovuto contribuire lui. Taaac, pochi giorni dopo questa conversazione, viene finalmente venduta una casa in Piemonte, rimasta invenduta dal 2012 e i miei risparmi si stavano per gonfiare. Allora è destino che lo debba fare!

Così, oltre che come psicoterapeuta, inizio il percorso di ulteriore specializzazione come psicotraumatologa. Sono all’inizio, eh? Ma è la mia strada, cavolo. Mi piace da morire.

Mi viene ottimismo. Prendo i miei rari e occasionali cicli mestruali, diventati regolari solo negli ultimi mesi (guarda caso da marzo in poi) e calcolo il mio periodo fertile. Ampio, oserei dire.

Qualche giorno dopo sono andata in Piemonte a firmare il rogito. C’era mio fratello, c’erano i miei parenti e i miei vecchi amici, ma iniziava il mio ipotetico periodo fertile e quindi ho salutato tutti e ho detto: “Io ovulo, perciò vi saluto”. Mi hanno preso tutti in giro. Sarei potuta restare, eppure sapevo di dover tornare a casa. Due giorni dopo do buca ai miei amici per l’aperitivo, perchè forse avevo preso un virus, avevo una nausea…

A ottobre ho partecipato a un convegno a Roma, come discussant, su invito di Gianni. Mi cagavo addosso sia per andare a Roma da sola e dover trovare il luogo del convegno nella Capitale, sia ad espormi a un convegno davanti a esimi ricercatori, ma superata la paura ero al settimo cielo. Perchè Roma è meravigliosa e perchè i ricercatori che si confrontano su temi aperti sono sempre stimolanti ed emozionanti. Il giorno dopo ero di nuovo a Firenze al master. E anche la settimana dopo e quella dopo ancora. Sapevo di avere un ritardo, ma non volevo fare l’ennesimo test di gravidanza e rimanere delusa. Ero felice davvero: mi stavo dedicando a me stessa, avevo capito, finalmente qual era il senso della vita per me ovvero cominciare a pensare a quello che c’era dentro di me indipendentemente dalla mia storia, dai miei problemi, perchè il passato era passato e non poteva ferirmi più: non mi aveva ucciso allora, non c’era ragione che mi uccidesse adesso. La sfiga è sempre in agguato, certo, qualcosa di brutto può sempre succedere, ma se io ci sono, se io esisto e mi aggrappo a quel che sono e quel che ho costruito nella vita, ce la posso fare.

Ce la posso fare.

Questo pensavo. Questo penso.

Così ero semplicemente infastidita dal mio nuovo squilibrio ormonale e andai dal medico per chiedergli il nominativo di una ginecologa, possibilmente un po’ esperta di fertilità.

Ma non mi servì. Ed eccomi qui

Panciona

Mancano solo un paio di mesi. E il tempismo di questo bambino, che si chiamerà Federico Marito Finch, sembra talmente magico che non ci possono essere errori, niente può andare male. Vado agli esami tranquilla, sapendo che tutto sarà normale. Ogni tanto qualche catastrofe me la immagino, tipo morire di parto o che venga fuori qualche anomalia non diagnosticabile con l’amniocentesi, ma riesco a scacciare i pensieri. Andrà tutto bene e sarò una brava mamma.

Penso ancora ai miei genitori, ma ho capito che la rabbia che provavo mi serviva a sopportare la loro assenza, l’ingiustizia dell’averli capiti, di averli perdonati e di non poterli avere accanto per vedere com’è vivere accanto a loro in pace. So che se fossero qui, ogni cosa sarebbe dimenticata, perchè si erano innamorati ed erano felici prima di andarsene e perchè di fronte a un affarino così

2014-12-09

non puoi che essere felice. Così ora piango sinceramente la loro assenza, piango per le nostre occasioni perse, per ciò che non vedranno, per le volte in cui nei negozi scambiano mia suocera per mia mamma, vedendoci affiatate. E più sto nel mio dispiacere, nella mia nostalgia, più mi sembra che mi siano accanto, che mi siano vicini. Li sogno e nei sogni sono sempre benevoli.

Quindi se dovessi dire ai miei figli come nascono i bambini, direi che nascono così. Come il grande amore, arrivano quando ti ritrovi dopo esserti perso, quando sai chi sei e ti sei costruito una vita tanto bella e piena da volerla moltiplicare, sapendo che chi nascerà non se la prenderà con te per averlo messo al mondo, ma troverà negli anni il suo modo di ricostruirsi dopo ogni crisi. Sperando che possa contare su di noi, genitori, il più a lungo possibile. “Quando comincerai a vedere il mondo in modo diverso, il mondo comincerà a cambiare, quando comincerai a vedere il mondo in modo diverso il mondo comincerà a cantare”

Parola di Psicoterapeuta.

E questa è la nostra canzone

Il motivo per cui non scrivo più sul blog è in questo anno ho imparato a comunicare, a regolare le mie emozioni senza bisogno di scrivere per mettere in ordine e scrivere non mi serve più per mantenere un equilibrio mentale. Quindi non è che non ho tempo, non mi viene in mente di farlo… Ciò non di meno, non avessi avuto il blog a partire dal 2007, probabilmente sarei impazzita. Grazie per la vostra pazienza 🙂

Annunci

22 pensieri su “Se fai la cosa giusta adesso (ovvero la mia opinione su come nascono i bambini)

  1. lanoisette ha detto:

    Non l’ho letto tutto, mi è bastato il titolo.
    Congratulazionissima.
    E sappi che Federico marito Finch nasce in concomitanza con NipotA ❤

  2. Ciao Natalie!
    ti ho incrociata così poco tempo fa eppure credimi sono proprio strafelicissima di questa bella notizia. Sono giorni che penso a quali parole scegliere per dirti l’effetto che mi ha fatto questo tuo post e non riesco a sceglierle. Quindi mi arrendo e ti scrivo solo la mia felicità. Altre parole non vogliono allinearsi, pazienza. Forse è anche giusto così

    • ho allineato qualche parola, sgangherata e malconcia, cercavo qui la tua email ma non l’ho trovata…
      la mia squabus at gmail se preferisci non scriverla qui

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...