Oggetti da arredamento.

Alla ricerca di un template nuovo per il mio sito professionale, noto con estremo piacere che gli stereotipi di genere vengono sparsi a piene mani e senza vergogna: medico maschio in primo piano con stetoscopio al collo, infermiera e segretaria, rigorosamente fighe alle sue spalle. Volti plastificati di donne assatanate in pose compiacenti. Elettricisti e idraulici maschi. Uomini alla guida e femmine come passeggeri. Donne che cucinano, uomini vestiti da chef. Uomini che coltivano. Macchine costose con uomo in primo piano addobbato da donnina a destra e donnina a sinistra in secondo piano (si intonano entrambe con il vestito di lui). Rockband solo maschile. Tre donne e un uomo che ballano sulla spiaggia. Uomo in carriera, donne che ascoltano (per fortuna i maschi ci istruiscono). Musicisti maschi, probabilmente jazz e allora in questo caso, almeno un uomo di colore c’è. Dal momento che per ogni categoria professionale ci sono almeno tre esempi e non uno mostra alternanza di genere, la distribuzione dei ruoli non è affatto casuale.
My God.

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13 pensieri su “Oggetti da arredamento.

  1. Hai chiesto una risposta facile per il tuo sito ed hai ottenuto risposte scontate. Una donna non s’affida ai prodotti già confezionati, ci mette del suo e lo personalizza perciò il target della roba precotta è prettamente “maschio pigro e senza idee (perciò chiuso di mente)”. è come andare ad un raduno leghista e meravigliarsi che i temi siano il Po, la Padania e gli immigrati (italiani e stranieri).

    Queste immagini sono dirette a gente che non si sforza e sono fatte da persone che non hanno voglia di sforzarsi, gli stereotipi sono di successo perché già rodati e allora perché stravolgere tutto?

    • Tu hai ragione da vendere. Ero alla ricerca di qualcosa da inviare alla mia grafica (donna e bravissima nonché amica) come esempio di struttura del sito e visto che lo spazio è su aruba, spulciavo lì. Poi Marito mi ha indirizzata su GetSimple e le cose vanno meglio. Riflettevo però su come la comunicazione di massa sia connotata dal dominio del maschio bianco, ricco, virile in carriera a discapito del resto del mondo. Mentre per trovare un immaginario più realistico e umano si deve andare sulla comunicazione “alternativa”.
      La comunicazione su aruba non è diversa da quella televisiva ed editoriale di molte riviste e mi rattrista pensare che le mie bimbe e i miei bimbi si rifanno a quel tipo di immaginario e non a quello reale. Tarpa moltissimo le ali alle donne sotto ogni punto di vista e pone ai maschi degli standard rispetto ai quali è molto difficile e comunque poco etico uniformarsi.

  2. questo commento poi cancellalo, sono stato rapidissimo nella risposta, tempi da stalker, perciò preoccupati! 😛
    Poi quando hai finito il sito linkamelo per email che devo troppo dire la mia pure su quello! (no è solo un modo per starti vicino in questa nuova avventura)

  3. Ma figurati se lo cancello 🙂 Certo che ti mando il link! A settembre mi aspetta un duro lavoro di promozione della mia attività, che l’immagine non è tutto. Aiuta molto, ma non è solo facendo dei bei biglietti da visita e un bel sito che posso dare una svolta. La mia vena commerciale è veramente minima, ha il diametro di un vaso capillare, ma una persona seria fa quello che deve fare e impara cammin facendo.

    • vabbè… è che è un commento ridicolo! Comunque, tornando alla ragione da vendere, a te, se serve, te ne regalo un po’. ma devi venire a prendertela di persona che ancora non ho trovato il rubinetto per spillarla 😛

      Comunque è un po’ triste l’immaginario dell’uomo vincente nella comunicazione tradizionale, ma tu che sei psicologa come fotograferesti la donna vincente? Così per gioco, magari prendi spunto dagli esempi visti dal lato maschile. Sono certo che il massimo della vita per un uomo è avere una bella auto e un harem (così tanto per evadere), nella realtà i sogni concreti spero siano altri (i miei sono difficili da disegnare), e i tuoi? e quelli di una donna qualsiasi?

  4. Sono tutte belle domande! Meriterebbero un post a parte!
    Io la vedo così: già il concetto di vincente in sè non mi piace, perchè presume un confronto con altri che non vincono. Lo sostiturei con il concetto di “appassionato”, di qualunque cosa uno desideri. La passione uno può averla anche per i lavori di casa, per me una persona stimabile è quella che conosce se stessa, le proprie passioni e i propri limiti e se li vive come percorso di vita. Vuoi essere un esperto idraulico e sei appassionato di idraulica? Hai vinto. Vuoi una famiglia con una persona che ami e vuoi dieci figli? Se trovi la persona con cui condividere questa strada e trovi il modo per farcela hai vinto. Soldi, ricchezza, carriera sono una conseguenza, possono esserci come non esserci.
    Le donne e gli uomini felici (o vincenti se preferisci), non hanno ruoli precostituiti e il fatto di essere maschi o femmine non determina in alcun modo il ruolo che uno avrà. Biologicamente non sta scritto da nessuna parte che gli scienziati, i capitani delle navi o le persone di comando debbano essere maschi. Ti piace l’idea di fare qualcosa? Falla, indipendentemente da ciò che universalmente è considerato maschile o femminile, niente è scritto su nessun codice genetico.
    Però finisce sempre che ingegneria è piena di maschi e psicologia piena di femmine, che all’istituto tecnico vanno i maschi e al liceo delle scienze umane le femmine. O finisce che un maschietto di 14 anni sceglie il liceo delle scienze umane perchè ci sono tante ragazze e una ragazza di 14 anni non va all’istituto tecnico perchè ci sono tanti ragazzi e si sente a disagio. Questo non è giusto.
    Nella formazione professionale, per esempio, i maschi sono meccanici, le parrucchiere sono prevalentemente femmine con qualche eccezione. Non sta scritto da nessuna parte che debba essere così, ma nei fatti è ciò che succede.
    Poi alla mia età si pone il problema dell’obbligatorietà biologica: siamo noi a partorire. Ma non sta scritto da nessuna parte che dobbiamo essere solo noi a provvedere alle necessità fondamentali di un bambino, eppure com’è come non è, siamo sempre noi donne a giocarci la carriera per la maternità, perchè siamo noi che li andiamo a prendere a scuola quando sono malati e siamo noi ad avere il congedo di maternità. C’è tutta una società che va rivista in ragione della libertà delle persone di gestirsi il ruolo che desiderano avere. Non ci vedo niente di male se una donna si concentra sulla carriera mentre l’uomo si dedica alla casa, ma nella realtà concreta questo non succede.
    Perchè non siamo liberi.
    Perchè gli stereotipi regolano le leggi e le scelte che le persone hanno a disposizione, come anche il giudizio che viene dato collettivamente sulle scelte di una donna dalla sessualità (che è un fatto molto intimo e personale su cui nessuno dovrebbe informato fuorché gli interessati od esprimere giudizi, maschi o femmine che siano) al lavoro alla conduzione del menage familiare.
    Ecco, mi sono espressa.

    • Lungi da me insegnarti come funziona il tuo template… ma quando mi rispondi premi il bottoncino “rispondi” prima di scrivere sennò non mi arriva la notifica e non ti leggo (sono in pausa pranzo ed ero curioso di vedere i commenti altrui).

      Voglio solo aggiungere che le donne che capiscono la matematica sono veramente poche, almeno statisticamente. Sarà che si fanno influenzare dagli stereotipi e non ci provano nemmeno? Boh… Fatto sta che è un bene se le mie sorelle hanno studiato psicologia ed hanno lasciato ingegneria a me… Oddio siamo stereotipi viventi!!!

      Tornando seri, non troppo ma più di prima, da me esiste il problema della scelta del liceo, se vuoi davvero studiare vai allo scientifico (seconda posizione) o al classico (prima posizione sul podio) gli altri istituti superiori sono per quelli che non hanno voglia di far niente, e ovviamente le altre scuole s’adeguano, perché ormai sanno di dover accogliere chi non ha niente da fare (sarà vero? sarà falso? non lo so, io ho fatto solo lo scientifico, nella sezione lasciata a chi non vuole studiare però). E allora le ragazze studiose davvero vanno al classico perché là si studia di più, ed hanno ovvie ed inevitabili lacune scientifiche, i maschi se ne fregano del greco e si buttano sullo scientifico. Le naturali evoluzioni sono ingegneria per lo scientifico, medicina per il classico (già non lettere, è una facoltà sfigata). Esistono dottoresse? si scandalizza nessuno di ciò? Si fanno ancora distinzioni sul sesso del medico ed esistono pregiudizi in base al sesso? Mi sa di no, almeno per generazioni non troppo anziane (fatte salve le ovvie eccezioni di ginecologia e urologia, non voglio fare il discriminatore, ma capisco se una donna si sente più a suo agio con una ginecologa, rispetto al ginecologo).
      Dove voglio arrivare? Da nessuna parte, in realtà sono dubbioso sulla reale efficacia dell’istituto superiore in generale, uno vale l’altro.
      Per quanto riguarda la scelta tra carriera e figli? Noi maschi siamo volutamente meno capaci di voi donne a gestire casa e prole, le cose stanno cambiando, ora che mamme moderne insegnano ai figli maschi a fare le faccende di casa, piano piano credo che arriveremo di più ad una parità, ma con te già discutemmo delle abilità peculiari di genere (anche se non le chiamammo così) e mi pare arrivammo alla conclusione che l’hostess maschio (lo steward) fosse un po’ ridicolo mentre la muratrice femmina non aveva la forza fisica per competere con il muratore uomo (che poi non è vero, esistono donne con il fisico da scaricatore di porto e uomini che sono donne mancate) in linea generale da rivedere caso per caso. Insomma, concludo, bisogna slacciare la ristrettezza mentale su cosa è da donna e cos’è da uomo, però non bisogna arrivare all’estremo opposto (questo rientra nella mia personale filosofia dell’equilibrio universale), bisogna ricordare che le differenze fisiche e mentali ci sono, non dobbiamo far leva su queste per discriminare, ma sono belle e utili per differenziare il panorama umano sia tra gruppi di persone che tra singoli.

  5. Le presunte differenze biologiche non sono probanti per il semplice motivo che la configurazione del cervello inizia prima della nascita ed è influenzata moltissimo dall’educazione per un arco di vita che si aggira fino a tutta l’adolescenza. Le esperienze cambiano la forma del cervello e ogni cambiamento nuovo si costruisce “sopra e a partire da” il cambiamento precedente. Quindi per esempio una prassi educativa delle elementari non pregiudica nulla, ma dà la direzione di quello che la persona potrà costruire dopo. E’ proprio una questione di bivi: se ti ritrovi a Pisa Nord puoi prendere la strada per Firenze o per Genova. Se poi vuoi andare a Firenze lo puoi comunque fare, ma inevitabilmente la strada è più lunga e complessa. Molte persone, presa la strada per Genova, proseguono verso Genova e festa finita. Non so se ho usato una metafora chiara. Quindi un test che misura le abilità matematiche di due adulti a prità di QI è una foto, un’immagine del prodotto dell’educazione, non dimostra che quelle differenze ci sono sempre state.
    Questo non vuol dire che la nostra mente è soltanto un prodotto culturale o dell’educazione, che nasciamo come una tabula rasa, non appartengo a quella chiesa, ma quello che voglio dire è che la biologizzazione delle differenze di genere sono un modo per giustificare la disparità di genere e lasciarla com’è.
    Uno può dirsi contro gli stereotipi, ma se vai a guardare, la propria famiglia, per un verso o per l’altro ci rientra sempre. Infatti quello che tu dici su classico e scientifico è successo pure a me e mio fratello, io classico e lui scientifico e proprio per le ragioni che tu dici.
    Salvo poi accorgermi all’università, quando studiavo da sola e non avevo giudici se non il prof alla fine o adulti che mi condizionavano, che mi piaceva tanto la statistica, ma avevo grossissime lacune in matematica di cui nessuno si è mai preoccupato, perchè ero femmina.
    Io e Marito abbiamo parlato a lungo su come mai secondo lui e i suoi colleghi le donne non sanno sviluppare software, hanno un cattivo stile, non capiscono le cose ecc… Gli ho chiesto (conoscendo già la risposta) quanti sono i programmatori maschi a cui fanno il colloquio di selezione e quante sono le femmine. Poi gli ho chiesto quanti maschi scartano perchè inadeguati. Assumono una persona su circa 300 a cui fanno il colloquio, perchè sono pochissime le persone preparate. Ora dimmi: se riduci di moltissimo il campione statistico e colloqui una donna ogni 50 maschi (dico un numero a caso), quanto tempo impiegheranno prima di trovare quell’una su 300 tra le donne?
    E’ per questo che sembra che le donne non sappiano la matematica: nessuno investe sulle loro capacità in questo ambito e quando si trovano ad essere valutate, il loro gruppo viene giudicato peggio di quello maschile per il fatto che contiene una minore variabilità statistica.

  6. duepassietorno ha detto:

    sarà che mia madre guadagna molto di più di mio padre e che io lavoro in un’azienda dove ai vertici più alti ci sono tutte donne (o almeno 70/30) ma io non ho mai avvertito questa cosa della differenza di genere.
    non mi sono mai sentita trattata inferiore ad un uomo, sebbene a lavoro le battute sessiste (mediamente giovane e mediamente carina) si sprecano. a volte mi danno fastidio, a volte penso che sono solo maleducati, altre ci scherzo e rincaro la dose, quindi di base non le trovo pericolose, credo facciano battute sui miei tacchi, ma poi apprezzino se sono sveglia o meno.
    la domenica a pranzo sono io che sparecchio (pare che mio fratello sia più stanco di me e forse è vero, non lo so, ma prima lo faceva lui che io ero la più piccola e ora sto recuperando) e che mia madre dice “tu sei donna”, come se le donne avessero dei superpoteri per fare tutto. di sicuro se i figli li partorivano gli uomini, il genere umano si sarebbe già estinto da un bel pezzo!

    secondo me, questa è la mia opinione considerando la mia esperienza, molte volte sono le stesse donne a screditare sé stesse cioè, è innegabile che la donna sia quella che fa i figli e che in caso di maternità almeno 4/5 mesi (se può permetterselo e se è fortunata) dovrà stare fuori dal lavoro (nella mia azienda almeno è così) però ci sono donne che pur non avendone bisogno stanno a casa per “anni” (prima, dopo, durante) pensando che nessun altro può crescere il figlio se non lei, perché non hanno voglia di lavorare, perché quando a lavoro ci tornano chiedono subito un part time… ma così ci rimettono tutte le altre e i datori di lavoro preferiranno assumere uomini.
    sono le donne che spesso sono sceme e si atteggiano a tali, semplicemente perché è più comodo (io non ho mai sentito dire che le donne sono meno brave in matematica, io ho fatto lo scientifico, mio fratello il classico) probabilmente le donne sono meno brave in matematica perché le madri fin da piccole le hanno indirizzate a parlare di trucci e vestiti (questa è una provocazione!)… insomma, ci saranno donne che sono brave coi motori (ho due cugine ing. spaziali) e degli uomini parrucchieri altrettanto bravi (e fanno un sacco di soldi). certe volte credo siamo più noi a crearci dei limiti. ripeto, la maternità è un privilegio (naturale) delle donne, ma per tutto il resto, quello che succede una volta che il bambino è “fuori”, quelli sono tutti nostri limiti, stereotipi mentali, abitudini, retaggi culturali che noi donne, per prime, ci portiamo dietro.

    non so se è chiaro quello che ho detto, il discorso sarebbe molto lungo e dovrebbe comprendere più livelli e argomentazioni… però spero si sia capito come la penso!
    A

  7. Sono d’accordo su molto di quello che dici. E’ la natura dello stereotipo, quella di prendere il connotato di realtà persino nelle persone che ne sono vittime. Quello che tu mi racconti mi rincuora sul fatto che ci sono anche realtà diverse e paritarie. Nel mio piccolo, ti posso dire che psicologia era piena di donne, così come anche la scuola di specializzazione e finiva che noi donne dovevamo affrontare una forte selezione mentre gli uomini no, perchè essendo pochi si tentava di equilibrare la presenza di entrambi i generi. Il fatto che nel mio lavoro, come in tutte le professioni sociali sia forte la preferenza femminile le mie docenti lo spiegavano con il fatto che la cura e l’accudimento sono una sorta di estensione della casa e della famiglia.
    Detto questo, lo stereotipo si vede in molte cose, anche banali: sono stata criticata e ho subito infinite pressioni per il fatto di essere stata single per molti anni, sono state criticate molte mie amiche che per motivi comprensibilissimi e personalissimi non hanno voluto figli, sono state aspramente criticate mie amiche che rientravano al terzo mese di maternità e non volevano il part-time, sono state criticate e hanno subito pressioni le donne che ho conosciuto che erano orientate alla carriera e non erano interessate a pulire casa o non volevano cucinare, sono state giudicate e stigmatizzate donne che in assoluta libertà e consapevolezza hanno gestito la propria sessualità liberamente e senza impegno. Allo stesso modo, quando una donna cerca di autodeterminarsi, viene ostacolata, per esempio in ospedale quando desidera interrompere la gravidanza e viene inviata ai movimenti pro vita perchè la dissuadano, come se non fosse in grado di prendere le proprie decisioni da sola. Il punto è che non è impossibile per le donne fare quello che desiderano, almeno qui nel nostro paese, ma ogni cosa che desiderano fare e che non sta nello stereotipo la devono ottenere sgomitando e affrontando la disapprovazione delle persone intorno. Una collega di Marito, che non ama agghindarsi per andare a lavorare, non vuole figli, non si trucca e non è per niente “femminile”, viene costantemente criticata per questo “saresti anche carina, ma, de, sei sempre in tuta e trasandata”. E io dico, ma porca miseria! Ma questa donna va a lavorare, è un problema se non lavora, non se non si addobba per i colleghi! Noi non nasciamo per compiacere l’occhio di chi ci guarda. Ma tant’è, l’immaginario sotteso alla comunicazione di massa e nelle persone è che dobbiamo essere belle e che ci dividiamo tra “puttane e spose”. Siamo elementi decorativi di automobili, vernici, yogurt, oppure puliamo laviamo, stiriamo e cuciniamo.
    Allo stesso modo, credo che l’articolo che della Borromeo, che ho criticato qualche tempo fa, contenga fortissimi elementi sessisti: ha come assunto un giudizio sul modo che altre donne, benchè giovani, hanno di vivere la propria sessualità, che è un fatto personale individuale che nessuno giudicherebbe mai in un uomo e tale assunto è tanto più grave se arriva da una donna.
    Quando faccio progetti sulla parità di genere nelle scuole, la cosa drammatica che riscontro è che le ragazzine vanno in paranoia per la pubertà, perchè temono le smagliature, la ritenzione idrica (a 12 anni!) e perchè è assolutamente vero che per loro 3 chili avanti e indietro fanno la differenza se si fidanzano o no.
    Poi per carità, a 12 anni non mi aspetto che cerchino affinità intellettuali e comuni visioni del mondo, però trovo triste che nel definire se stesse e gli altri, prima dicano “bello o brutto” poi “simpatico e antipatico” e poi basta.

  8. In questo momento gli stereotipi sono arrivati ad un tale punto di ridicolo che, immagino, spero, mi auguro, prego perché, arriverà per forza di cose una reazione in senso uguale e contrario – anche perché io sono cresciuta negli anni 70, quando sembravano passati di moda, e ritrovarmi catapultata agli anni 50 (che nemmeno mi sono mai piaciuti tanto) mi annoia oltre ogni dire.
    Sta di fatto che nella scuola dell’obbligo il fenomeno si vede eccome, e con una forza devastante.

  9. Già. Pensa che in un progetto in particolare un filmaker ha montato spot televisivi che venivano trasmessi regolarmente in tv. Messe insieme le immagini una in fila all’altra sembravano davvero un film porno, tant’è vero che prima di farlo vedere abbiamo mostrato il video agli insegnanti per chiedere se ritenevano opportuno mostrarlo. Abbiamo avuto parere affermativo. Quando abbiamo proiettato il filmato c’erano ragazzi a bocca aperta che ci chiedevano: “Ma come potete farci vedere queste cose?”.
    “Ragazzi, non vi facciamo vedere niente di nuovo, questo è quello che vedete ogni giorno, tra un pezzo e l’altro di Maria de Filippi”, che tra parentesi vedono come una salvatrice che aiuta i giovani.
    Triste, eh?

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