10 anni – Sull’adolescenza e sulla presunta inchiesta della Borromeo.

Prima di archiviare questo articolo qui come una cagata pazzesca ho voluto pensare. Giusto per non essere quella che liquida le opinioni altrui come cagate, per poter dissentire e indignarmi in modo argomentato.

Ho guardato indietro.

Ho rivisto il mafiosetto, che a 12 anni era già enorme, forte e antisociale. Mi sono ricordata il sottile gioco tra lui, che voleva sedere al posto mio per stabilire chi comandasse e me, che senza fare una piega gli cedevo il posto, come dire che non diventava me se se cambiava lato della scrivania. Mi ricordo poi la porta socchiusa, dopo il suo primo tentativo di violenza su una donna, il suo atteggiamento intimidatorio. Mi ricordo il fatto che non avevo realmente paura per la mia incolumità, ma non sapevo che farmene di quella relazione, non la sapevo maneggiare. Anche lì, dai e dai, trovai un dolore, un giorno in cui per lui cambiò tutto e probabilmente fu per averlo trovato, che non ebbi mai veramente paura per me.

Un istante dopo sono arrivati i miei primi dieci, li chiamavo per fattore di rischio quando ne scrivevo sul blog. Cocaina, Bulimia, Furto, Depressione, Fuga, Rissa Aggravata, Obesità e Sponge Bob. Sì lo so che Sponge Bob non è un fattore di rischio ed in effetti in lui non ne ravvisavo, ma a scuola lo chiamavano così. Furto in effetti rubò svariate cose, anche con scasso e tuttavia me lo ricordo piangere come un bambino mentre un’insegnante anoressica e psicolabile lo insultava dicendogli che i suoi genitori  non lo cagavano di striscio (testuali parole) e che avrebbe dovuto ringraziarmi della mia presenza. Non mi ringraziò mai e non credo che ne abbia avuto motivo sinceramente, perchè ero inesperta e anche lì non sapevo come fare. Ma il successivo ricordo è di lui, qualche anno dopo, diventato bellissimo una volta uscito dal tunnel della pubertà, che mi serve una birra in un pub, mi chiede come mai non lo saluto, gli rispondo “Santo cielo, perchè sei diventato bello che fai luce, non ti riconoscevo! Come stai? Che bello vederti!” Mi disse che si era calmato, che nella vita voleva fare il barman e che era lì per imparare.

Di bimbe assatanate di sesso ne ricordo un paio. Erano abusate. E non erano felici. Quindi anche la parola “assatanate” mi dà molto fastidio, perchè presume una presa di posizione. Erano ragazze a cui nell’età in cui si impara come si formano i legami affettivi, quindi in un’età molto precoce dell’infanzia, era stato insegnato che dovevano fare quello per poter essere ben volute e ci si prestavano, senza gioia e senza piacere, con un senso di disgusto per se stesse e un’incapacità di mettersi in gioco in altro modo nelle relazioni. Perciò infilavano la seduzione ovunque, senza distinzione tra persone e contesti, senza preferenze per un sesso o per l’altro, perchè se il sesso è la strategia per la formazione e il mantenimento di una relazione affettiva, sia essa genitoriale, educativa o altro, è ovvio che la si utilizzi sempre e indistintamente per stabilire dei legami. Non so se la Borromeo sappia queste cose e non so sinceramente se, sapendole, giudicherebbe ancora. Ci sono festini a base di sesso tra gli adolescenti? Può darsi, non ne ho mai avuto notizia. Ma non penso che accada con frequenza e con modalità diverse da quanto accade tra adulti.

Allora poi, per contro, mi ricordo i due fidanzatini, che stavano già insieme da qualche anno quando li ho conosciuti. Due randagi senza famiglia, che si sono trovati e si sono fatti coraggio. Ricordo me, sbalordita e commossa, quando lei mi confidò che nel giorno del suo diciottesimo compleanno sarebbero rimasti soli per la loro prima volta. Sbalordita di che poi? Non dell’età e nemmeno della situazione. Ma di come ti sembra che diventino grandi in un minuto anche figli che non sono tuoi, che non hai cresciuto e di come il trascorrere del tempo che volutamente ignori nell’usare tenerezza, ti presenti prima o poi il conto e ti ricordi che lui comunque passa e i bimbi crescono, anche se tu volutamente lo ignori.

Poi c’è la ragazza che si commuoveva ogni volta che vedeva una persona anziana per strada e non sapeva perchè. Quella che aveva uno stile favoloso nel vestire, un futuro da visual merchandiser, un piglio da persona adulta orientata alla carriera, ma di nascosto si faceva accompagnare al lavoro dalla mamma, perchè aveva gli attacchi di panico. Quello che faceva volontariato alla Protezione civile e che aveva rischiato la vita durante l’alluvione per aiutare delle persone. Quella che era stata campionessa di ginnastica artistica nel suo paese e mi spiegava che non è come in Italia, perchè nel suo paese quando un bambino ha un talento i genitori lasciano che siano gli allenatori ad insegnargli la vita e il senso del sacrificio, perchè egli possa servire l’orgoglio della patria. Quello che di notte si alzava per andare a controllare che i pulcini di tacchino fossero ancora in piedi, perchè non morissero. Quello cingalese il cui nome era lungo, contai quaranta lettere che  mi immaginavo essere prese come i numeri della tombola, agitate in un sacchetto e buttate a caso su un certificato di nascita e invece no, avevano un suono e un senso dall’altra parte del mondo. Gli indiani che si chiamavano tutti Singh. Quella che da bambina arrivò in Italia su un gommone e scoprì al suo arrivo di essere stata venduta dai genitori perchè si prostituisse. Il resto della storia non lo posso raccontare perchè mi fa ancora male. Ma quanta saggezza sentii più tardi nelle sue parole. Quella che morì a 16 anni per overdose. Quello che fa rap e scrive in modo meraviglioso della vita nell’adolescenza, pensando che la vita di cui canta sia la vita intera. Quello per cui mi vestii procace e feci gli occhi dolci al capo, pur di farlo entrare in un corso anche se i termini di iscrizione erano scaduti. Sua madre mi raccontò qualche mese dopo con le lacrime agli occhi, che quando la chiamai per dirle che ce l’avevo fatta stava facendo la chemio e il sapere che il figlio era a posto con la scuola le ha fatto affrontare la situazione con un po’ più di sollievo perchè suo figlio avrebbe studiato. Quelli che in casa erano 5, lavorava solo il padre e la prima volta in cui immaginai la miseria da cui dovevano provenire per poter pensare che quella fosse una vita migliore. Quella cresciuta in comunità che voleva fare l’educatrice perchè voleva restituire ad altri il bene che aveva ricevuto. Quella che adorava saldare componenti elettronici per i ponti radio. Quella che è cresciuta normale con due genitori psichiatrici. Quella che quando l’ho conosciuta faceva le elementari e tutto ad un tratto me la ritrovo grande che mi dice: “ho preso la patente, lavoro e vivo da sola”, per poi scoprire che nel suo appartamento per solidarietà ha ospitato un’altra adolescente scappata di casa, ma sapeva benissimo cosa fare e infatti poi dell’adolescente in fuga me ne sono occupata io. Quello che faceva lo stagista per imparare il lavoro da me e sapendo che mi piace il caffè, me lo ha preparato in versione granita siciliana. Adorabile.

Guido lungo la superstrada al tramonto, al ritorno da  una riunione di lavoro, in testa ho le immagini, l’ amore per il mio lavoro, la tenerezza, il senso di padronanza che possiedo grazie alla consapevolezza dei miei limiti, arrivati pian piano con gli anni e con la disillusione sulla salvezza del mondo. L’indignazione nei confronti della Borromeo lascia il posto all’indifferenza. Non sa di cosa parla.

E nel percepire tutto in una volta il cumulo delle mie esperienze e l’amore che le accomuna, mi attraversa un pensiero, uno stupore.

“Cavolo, sono già dieci anni”.

Annunci

11 pensieri su “10 anni – Sull’adolescenza e sulla presunta inchiesta della Borromeo.

  1. Avevo già letto la parte uno ed oggi leggo la due, penso due cose, o che nel giro di dieci anni il mondo s’è capovolto o questa non ci capisce un cazzo e si è inventata tutto. Posso arrivare a credere alla deriva femminile, perché prendono esempio dai telefilm americani e vabbè, ma uno che a 15 anni con gli ormoni a mille dice no “perché fare l’amore è una cosa importante” mi sa di cazzata pazzesca, se pure lo pensi, meglio che te lo tieni per te, sennò la casella sfigato la sottolineano e il tuo ce lo marchiano a fuoco dentro.

    Comunque, in dieci anni hai vissuto centinaia di vite, mi chiedo come fai alla fine di ogni giornata a ritrovare sempre te stessa

    • Ma certo che si è inventata tutto, anche la scuola di appartenenza degli intervistati è inventata a tavolino apposta per creare un effetto. Quello che mi stupisce è che a pubblicare quel delirio moralista e bacchettone sia stato un quotidiano che si vanta di fare giornalismo di inchiesta. Anche volendo prendere per vere le interviste, non si può pretendere di dipingere un quadro attraverso le parole di due persone. Un’inchiesta prende in considerazione dati epidemiologici, il parere di esperti, di professionisti del settore e per scegliere il campione da intervistare utilizza dei criteri. Com’è possibile che, non dico un comitato, ma almeno il direttore, non controlli i dati di chi pubblica?
      Gli adolescenti sono persone giovani, per alcuni aspetti la loro mente è diversa da quella degli adulti, perché lo sviluppo cerebrale non è del tutto completo e non hanno sempre tanto chiara la concezione del tempo e delle conseguenze. Ma da qui a sostenere che tutte le ragazzine minorenni sono baldracche ci passa un mare! Quello che mi stupisce sono il sessismo e il giudizio che trasudano dall’articolo, e quello che mi disgusta é che lo abbia scritto una donna che dall’alto di non so che pulpito giudica la sessuali tra di altre donne, proprio in un’età tenera, in cui sono giovani e ingenue. Non so come mai, secondo me qualcuno le ha fatto le corna con una ragazzina.

      • “secondo me qualcuno le ha fatto le corna con una ragazzina” è una cattiveria, ma in effetti la malafede della Borromeo si può spiegare solo così, anche a me ha dato fastidio il sessismo, il voler quasi santificare i maschietti e invece ribadire il noto e antico concetto che “le donne sono tutte z……”. Forse l’intervistato è suo figlio che successo con le donne non ne ha mai avuto e per fare la figura del bravo ragazzo ha sparato le frasi da frate?

      • Ha una trentina d’anni, non credo che abbia figli adolescenti. Proprio perchè giovane non mi aspettavo un atteggiamento così bigotto. Ma ripeto, al di là di quello che si può pensare sul contenuto o sulla Borromeo, mi stupiscono i metodi con cui è stato scritto e il fatto che questo articolo sia stato non solo pubblicato ma anche difeso dalla redazione. Una cosa così avremmo potuto scriverla in 20 minuti e non servono lauree in Bocconi o master negli Iuessèi. Alan Friedman prima di pubblicare l’inchiesta su Napolitano ha fatto valutare il proprio lavoro da cinque osservatori esterni, ha menzionato tecniche di intervista ben precise. Su Repubblica ho letto un’inchiesta fatta benino sui giovani e l’eroina ben scritta e ben ordinata. Mi stupisce che un quotidiano possa pubblicare un lavoro qualitativamente scadente solo perchè scritto da un cognome famoso. E fa ancora più specie per il fatto che lo stesso quotidiano è il primo a denunciare conflitti di interesse e nepotismo quando riguarda gli altri.

    • Mica mi perdo durante il giorno 🙂
      Ho avuto e ho una vita appassionata e avventurosa.
      Se ti riferisci a come faccio a non pensare al lavoro la sera, è una cosa avvenuta con l’esperienza e con la formazione, che viene fatta apposta per evitare i burn out.
      Da una parte ho imparato che il mio meglio è abbastanza e che il resto sono affari altrui. Intendo dire: io aiuto, faccio del mio meglio, ma lo faccio per quel che mi compete, nè più nè meno, perchè ci sono cose che vanno al di là della mia volontà. Ho una pazienza infinita, non mi dimentico nessuno e mi impegno moltissimo, ma alla fine più di così non posso fare e ho imparato a capire quand’è il momento di alzare le mani, di indirizzare altrove.
      La fine che i ragazzi fanno non dipende da me, nè nel bene nè nel male e non perchè me ne freghi, tutt’altro, ma perchè mi sono proprio resa conto che dare un consiglio o fare un discorso o comunque stare al mio posto è relativamente semplice, mentre mettere in pratica è difficile, è una fatica non mia e quindi lo metto in conto che dall’altra parte i ragazzi non riescano a cavarsela. Non è colpa di nessuno. Ed è anche vero che c’è il tempo, ci sono percorsi… la vita degli altri esiste sia prima che dopo l’aver incontrato me e non è che io sia così importante. Sono lì, faccio quel che posso, poi come gli altri fanno uso di quel che dico o di quel che faccio dipende dagli altri. Mi fa piacere se va bene e ci rimango male se va male, ma quando so di aver fatto il possibile non mi rimprovero.
      Devo dirti la verità, all’inizio lavoravo per salvare il mondo, poi quando mi sono resa conto non solo che era impossibile ma anche che non me l’aveva chiesto nessuno e a nessuno gliene fregava niente, ho cominciato a lavorare perchè mi piace.
      E mi piace davvero tanto 🙂

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...