Magic In The Air (l’anno della resa).

Per alcuni mesi mi è capitato spesso di vedere l’alba al risveglio. Se ci tenessi ad immaginare un dio, probabilmente lo immaginerei così, come un’alba. La luminosità delicata del sole tra brandelli di rosa e di grigio, solitudine intorno, aria fredda e pensieri nitidi. Quando mi ha sfiorato questo pensiero guidavo per una strada ampia e vuota, ascoltando una delle mie innumerevoli play list. E’ un momento che ho voluto fermare, fate conto che vi scrivo da lì. Da uno stato d’animo d’alba, con un suono di piano, toni giallo pallido, grigio chiaro e rosa.

Se io fossi un oroscopo cinese, come dicevo un paio di anni fa, quest’anno sarebbe l’anno della resa. Il fallimento dell’intenzionalità cosciente, della forza di volontà, della responsabilità. La scoperta che non tutto dipende dal mio impegno, dal mio sforzo, dalla mia ostinazione.

Ci sono volte in cui ti devi arrendere. Semplicemente le cose vanno così e non le puoi afferrare. Puoi solo alzare le mani e lasciarti attraversare. Un’emozione ti arriva in faccia come un cavallone con il mare mosso e puoi solo aspettare che l’acqua si abbassi per la risacca, prima di tirare fuori la testa. Solo che più ti ostini ad osservare il gesto, a misurare la bracciata e a guardarti addosso, anzichè chiudere gli occhi ed aspettare, più vai sotto. Più sei lì a giudicare come nuoti, più non t’accorgi che è il nuotare stesso il vero problema.

La percezione di un destino comune, come un maltempo inarrestabile, è un modo come un altro per sentirsi uniti con qualcuno, per sentirsi parte di qualcosa, specialmente in quei casi in cui la somiglianza è labile, appesa ad un filo, ed è l’unico brandello che ti resta di una parvenza di origine. Una provenienza. Chi sono io senza problemi, senza il destino avverso che mi accomuna?

Sono un essere unico con una storia che non qualifica più il mio presente e non serve a tracciare il mio futuro. Sono priva di somiglianze. Ma somigliare significa per forza appartenere a qualcosa o qualcuno?

Fatti questi pensieri, ho compreso che gli eventi sono avversi, ma tra loro slegati. Che la percezione di un destino aveva una sua ragion d’essere, era un modo per sentirmi parte di qualcosa di condiviso, una strategia per mantenere una qualche forma di prossimità con qualcosa che era importante in virtù di un’origine comune, ma di nient’altro.

E così l’emotivo si è riaffiancato al razionale. E sto bene.

Non ho più fretta di trovare un piano B. Tanto non è che sentirmi addosso un destino mi abbia permesso di prevenire qualcosa o di essere preparata a tutto. E allora se è un pensiero che non funziona, tanto vale lasciarlo giù.

NB: la play list è su un cd, su cui riconosco la mia grafia: “Con affetto, Nat – agosto 2008”. Un affettone, tant’è vero che evidentemente era per una persona che non ho più rivisto e che non ricordo nemmeno.

NB2: nella versione originale, lo smielatissimo e inopportuno “love is contagious” non c’era, ma non sono riuscita a trovare una versione senza. Con l’età divento scontrosa.

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5 pensieri su “Magic In The Air (l’anno della resa).

  1. ma quanto mi piacerebbe saper scrivere un post come il tuo eh? . sono lieta che “l’emotivo si sia riaffancato al razionale”.. è quello che dovremmo tentare di fare tutti credo. BUON ANNO Natalie!! 🙂

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