Il mio rapporto personale con l’universo (vecchio post del 2011)

[a parte il fatto che in questi giorni non ho in mente una canzone precisa, le cose stanno ancora così. Non ho ancora trovato un posto. Sigh.]

M’ha preso la fissa della bicicletta. Ultimamente piglio la bici e vado. Senza fare grandi giri o pormi mete pazzesche. A me già piacerebbe trovare a Pisa o dintorni un posto in cui trovare al massimo 3 persone e poterle tenere a una certa distanza, ma già se trovassi semplicemente un posto carino, non pericoloso e soprattutto VUOTO, io sarei felice.
Purtroppo quando vivi in campagna ti succedono delle cose:
1) quando dormi in una casa in campagna dopo aver dormito per anni in città, ti accorgi di non aver mai dormito veramente. Sotto sotto hai sempre sentito macchine passare e non te ne eri mai reso conto. Ti accorgi che quella non è la vera dimensione della vita. I grilli, le rane, le lucciole e un cielo veramente molto stellato, al punto da vedere l’alone chiaro della via lattea nel cielo, quando apri la finestra. Questa è la vera dimensione della vita.
2) non è che ti viene da disdegnare la compagnia, ma ti accorgi che ci sono passeggiate che devi fare da solo. Al massimo con un lettore mp3 e/o un cane.
3) il passare delle stagioni diventa qualcosa di molto più esistenziale, ha molto più a che fare con le riflessioni sul tempo e sulla vita.
Se ti capita poi di tornare a vivere in città ti ricordi che :
1) effettivamente dormire è un’altra cosa
2) non c’è un posto attraverso il quale contemplare l’esistenza di te, del mondo e del senso che hanno queste due esistenze insieme, perchè non ci sono orizzonti abbastanza ampli, perchè anche se ci fossero un bordello di persone si interporrebbe tra te e l’orizzonte, perchè il rumore delle auto è fastidioso e (non ultimo), perchè non ho smesso di fumare per contemplare l’infinito inalando monossido di carbonio.
3) non mi sento veramente parte del mondo se non posso evitare almeno per qualche metro l’asfalto, le macchine e le persone.
E’ per questo che non ho niente da scrivere.
Mi manca l’infinito (in senso leopardiano), mi manca la porta per entrare nel mio trip mentale.
Mi rendo conto che per me l’appartenenza ad un luogo è strettamente vincolata all’idea di avere un pezzo di questo luogo che sia soltanto mio.
Se ripercorro con la memoria i luoghi più importanti della mia vita, li ho attraversati da sola.
Sono appartenuta al mio quartiere, quello in cui sono nata, alla particolare prospettiva da cui lo contemplavo attraverso la finestra di camera mia. Scrivevo tantissimo e ascoltavo molta musica. Quando mi sono trasferita nell’altra casa, anche se sempre nello stesso quartiere, avevo di fronte un altro condominio e in casa non ho scritto più.
Sono appartenuta a Parma, anima e corpo. Alla passeggiata nel Parco Ducale per andare a lezione, a Corso Cavour, alla Ricordi su tre piani, alla libreria Fiaccadori, con la narrativa organizzata per nazionalità, disposta in scaffali di ciliegio alti alcuni metri, lungo due pareti. E’ un ordine favoloso in cui disporre la narrativa, quello per nazionalità. E’ rispettoso della cultura di chi scrive, è incoraggiante per chi si interessa agli autori di un certo paese. E le panche. E’ il concetto espresso dalla panca, che si lega a quello di “lettura”, “lettore” “cultura” e “ciliegio” ad essermi rimasto nel cuore. A Parma scrivevo tantissimo e ascoltavo un mucchio di musica. Al ritorno da Parma non ho scritto per un po’. Poi ho scoperto il blog e ho riposto i quablok.
E allora mi sono innamorata della guida e dei lunghi tragitti in macchina, tra le colline piemontesi. Tramonti davanti, tramonti nello specchietto retrovisore, paesaggi di sfuggita ai lati, musica.

Poi qualche giorno fa sono andata in centro in bicicletta, mi è venuta in mente Hunger Strike di Temple Of The Dog, uno degli album che ho consumato contemplando il mio quartiere.
Quando mi viene in mente una canzone, la mia mente, per associazioni emotive, mi vuole comunicare qualcosa.

Così ora ho la fissa di girare in bici, alla ricerca di una nuova porta attraverso la quale narrare i miei pensieri, mettere ordine nel mio monologo interiore, e fare una sintesi, scrivendo.
Perchè questa è la mia città ormai e voglio trovare un modo per appartenerle.
Il mio mio nuovo posto nel mondo.
Essere campagnoli ti rende resistente a molte avversità climatiche, ma complica l’adattamento all’ambiente metropolitano. “Tentacolare e votticoso, che ci impedisce di vivere e che ci fa nemici famiglie contro famiglie… Troppe macchine!”

Annunci

4 pensieri su “Il mio rapporto personale con l’universo (vecchio post del 2011)

  1. Possibile che sono già più di 2 anni che sei a Pisa? (possibile che sono già molti di più anni che ci leggiamo?).

    Pure io comunque passo periodi che non ho niente da dire, che poi in effetti di cose da dire ne ho sempre, però pare sempre che siano cose per niente interessanti. Questo lo uso come metro per capire che in realtà ho altri cazzi più importanti per la testa in un futuro non ancora definito e perciò la vita di tutti i giorni mi sembra banale. Credo

    • Caro, sono tre anni e mezzo che sono a Pisa, per questo scrivevo che devo venire a trovarti 🙂
      Sì io lo stesso quando ho troppi cazzi per la testa non riesco a scrivere, ma mi innervosisco perché penso che se riuscissi a scrivere avrei pensieri più ordinati e sensati. Mah. Chi gliel’ha fatto fare a quel pover uomo di Marito!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...