E ricordatevi che io…

Settembre, tempo di migrare.

E quindi me ne torno in palestra, ad aquagym. Preparo lo zaino e via.

Saetta ha il mio stesso umore, siamo sintonizzate io e la mia bici, e infatti ha le gomme un po’ sgonfie. Ma io vado lo stesso, ripromettendomi di fermarmi dal biciclettaro a gonfiarle. Arranco fino in centro, poso la bici, “Ehi ciao!”, in modo un po’ ye ye, fingendo più allegria del necessario. Scusa, mi aiuteresti a mettere la cuffia? “Come, così?” mi chiede la signora. Intendendo con questo che lei con due indici allarga l’apertura in orizzontale, io con l’altro indice, a metà fra i suoi, aggancio un lembo e tiro in verticale, per infilare la testa nel gondone di plastica. Tiro un pochino e splat! mi rimane in mano un semicerchio di silicone. Ho rotto la cuffia. Ma porc! E ora torno a casa? La medesima signora, gentilmente me ne presta una, di tessuto. Troppo corta per la mia testa. E non è che ho la testa lunga, forse è la signora che ha la testa piatta come un tavolino. Però è gentile.

Entro in acqua e comincio a saltellare. Nei mesi non mi sono ancora abituata all’idea che calzate nella cuffietta, le nostre falliche teste saltellanti sono molto comiche e così al primo giro di riscaldamento, rido sempre tantissimo tra me me, cercando di non farlo vedere per non sembrare scema.

Figaaaaata, il pavimento della piscina nuovo. Poi, splash! Il pavimento nuovo è anche moooolto liscio. E non avevo presa. E non li tolgo gli occhiali quando faccio aquagym. Inciampare e finire con la faccia nell’acqua aumenta il mio senso del comico. Quindi lo rifaccio tre o quattro volte. Potrebbe sembrare un gesto deliberato spiegato così, ma invece non lo è.

Poi mi faccio la doccia, mi asciugo, sono organizzatissima, mi passo la crema, prendo il cambio e… per mille mozzarelle! Ho dimenticato le mutande a casa. Io non me lo so spiegare, davvero. Ero sicura di aver messo il necessario nello zaino, mutande e reggiseno erano insieme, com’è che le mutande sono rimaste a casa? Mah. Dai, per fortuna indosso una kameeze, lunga fino a metà ginocchio, la indosso per nascondere la felicità, fingo indifferenza e mi dirigo ai phon. Perchè naturalmente avendo avuto una cuffietta di silicone, il phon non mi serviva e non me lo sono portato.

I Phon sono rotti e io ho una marea di capelli lunghi. Fuuuuuuuu…. se mi fossi soffiata sui capelli sarebbe stato uguale. Ma niente, vado avanti lo stesso, fingo sia utile, perchè aspetto che se ne vadano tutte per infilarmi i miei jeans senza mutande e andare via. ne rimangono due. Vai, è fatta, mi dico.

Problema che una donnina chiede all’altra “de, ma poi come l’hai risolta la questione dell’asilo?”

Questa comincia uno sfogo lunghissimo sul marito che l’ha lasciata dopo vent’anni, sulla condizione in cui si trova, sui genitori suoi e di lui, racconta per filo e per segno tutti i vent’anni di matrimonio. So che non uscivano mai e che non facevano ammmore, per dire. E non è che volessi saperlo, specie mentre ero in un luogo pubblico, senza mutande, con i capelli bagnati, fingendo di asciugarmeli con un phon rotto in attesa che la tragedia finisse. Le parole consolatorie della donnina 1, invece di segnalare alla donnina 2 che il discorso era chiuso, una cosa tipo “d’altra parte è così, cosa ci vuoi fare?”, incitavano la donnina 2 a scendere sempre più nei dettagli. E quindi ora so che lavoro faceva lei, che lavoro faceva il marito, quanti soldi le sono rimasti dopo la separazione e via così.

Alla fine la signora stragiata era talmente strappalacrime e senza via d’uscita, che non ce la facevo più. Così mi infilo i jeans senza mutande, facendo attenzione a chiudere piano la zip per non aggiungere il danno alla beffa, mi lego i capelli bagnati alla bell’e meglio, saluto e vado.

Inforco la bici senza alcun intermediario tra me e la cucitura del cavallo, vado dal biciclettaro e lo trovo chiuso.

“Potrebbe andare peggio, potrebbe piovere” mi dico girando il manubrio verso casa e citando Igor.

Indovinate.

Annunci

12 pensieri su “E ricordatevi che io…

  1. Eh le sfighe un po’ te le tiri… poverina Nat, ma su dai, almeno hai qualcosa di divertente da raccontare 🙂

    La kameeze non l’ho trovata su google, a meno che non intendi l’abito tradizionale del Punjab, che me lo scrive come kamiz (e una cosa tipo shvala). Io devo sapere, tu devi farmi capire…

    Anche a me è capitato in palestra di ritrovarmi senza mutande pulite, e non so perché a nessuno viene in mente di ri-infilarsi quelle sporche (in fondo le hai tenute fino a un secondo prima, saranno più pulite dei jeans? vai a casa, fai il bidet e via, metti quelle nuove), comunque quando giravo io con solo i jeans, diciamo che non era un bello spettacolo, cioè, non credo si vedesse niente, tranne quella volta che me ne tornai in tuta (quelle felpate non acetate), però è scomodo, credo sia molto più scomodo per i maschietti, a parte forse quelli abituati ai boxer… Quando hai parlato della zip mi sono rivisto proprio in quei momenti, stare attento che non s’incastrasse niente…

    Un film dell’orrore insomma 🙂

    Buon fine settimana

  2. Peccato mortale l’aver trascurato l’immensa carica erotica di una donna bagnata fradicia da un acquazzone e senza mutande. L’Immaginario Collettivo Medio esige che tu abbia usato tale condizione per far riaprire biciclettari a comando, farti regalare ombrelli dagli ambulanti e infine stuprare l’ex nubendo.

    Peccato, altro che 50 sfumature di grigio.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...