Mah…

Ora farò la voce fuori dal coro, ma i libri di Allen Carr sono meno ripetitivi di Gomorra. 188 frasi diverse per dire la stessa cosa, tutte divise dal punto fermo, ti fanno sentire come il passeggero di un’auto imbottigliata in tangenziale est, guidata da un pazzo che accelera violentemente e inchioda ogni volta che la coda si muove di due metri. Che brutto modo di intendere l’anafora.
Poi per l’amor del cielo, encomiabile il tema, lo studio che c’è dietro e il gesto. Però dai. È un giornalista, non uno scrittore. La coppola da artista di Montmartre la può anche levare.
O forse sono io che giudico male ogni cosa, perché non gli perdono il sostegno al governo israeliano.
E nello scrivere apertamente e con franchezza quel che penso di Saviano, mi sento pure un po’ in colpa, perché blasfema.

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14 pensieri su “Mah…

  1. Non ho mai letto né Carr né Saviano, sinceramente non ho capito il paragone tra uno che ti insegna a smettere di fumare e uno che parla di camorra, probabilmente ti riferisci al fatto che questi manuali provano a convincerti di una cosa ripetendola all’infinito facendoti il lavaggio del cervello? (Ma ripeto non l’ho letto magari mi sbaglio). Io il successo di Saviano lo condivido in parte, ha scritto un libro su cose che sapevano già tutti.

    • Non c’è nessun legame, è un modo provocatorio per dire che “Gomorra” è molto molto molto ripetitivo 🙂 Inutilmente tra l’altro. Un paio di metafore sono certamente efficaci, ma ci sono pagine e pagine che puoi riassumere in 5 righe e lo trovo fastidioso, specie se lo stesso concetto viene spezzettato molte volte dai punti fermi. E’ un fatto di gusto personale: preferisco i periodi lunghi per esprimere concetti complessi (sebbene anche alle subordinate occorra un limite) alternati a frasi brevi, cariche di senso, a volte ellittiche. Ma penso si veda, del resto scrivo così.
      Poi non ritengo il mio gusto personale il migliore in assoluto, adoro modi di scrivere anche molto distanti dal mio, in cui però vedo uno stile consapevole, una ricerca compiuta di stile personale e tecnica. Per questo mi piace sempre leggere il più possibile di un autore e vederne l’evoluzione. In Saviano secondo me questo manca, o forse il suo senso estetico è diverso dal mio. Who knows? E’ come scegliere un vestito: un bel vestito può starmi male oppure non essere bellissimo, ma adattarmisi molto bene.
      Però secondo me tra giornalista e scrittore c’è una differenza sostanziale e mentre un giornalista studia i contenuti, per cui la tecnica è secondaria, per gli scrittori la trama e i contenuti sono pretesti per una scelta di stile e di tecnica, che sono a loro volta frutto di uno studio di altri stili, di altri autori e di altre tecniche. Con questo non voglio dire che chi scrive un romanzo storico non studi bene anche la storia o la cronaca, ma è l’attitudine ad essere diversa.
      Mi piacque molto l’anno scorso un libro, “La trama del matrimonio”, in cui l’autore affermava chiaramente che un romanzo non parla di “cose”, ma parla di altri romanzi. Un giornalista invece parla di cose, ed è giusto che sia così.
      Però penso sia sbagliato confondere i due ruoli. Perchè se si ragiona in prospettiva, nei termini dell’uso della lingua, non vedo nei libri di Saviano alcun aspetto stilistico che sarà riportato nei libri di letteratura. Come non si può definire uno scrittore Travaglio, così non lo può essere Saviano. Ben venga, anzi, speriamo ci sia sempre chi fa il loro mestiere, ma nessuno di loro è Pasolini. Quindi non sminuisco nè l’una nè l’altra cosa, leggo entrambe e le trovo entrambe fondamentali, vorrei solo che le cose venissero chiamate ciascuna con il proprio nome.
      Una attiene alla Storia, l’altra alla Letteratura.
      E allora ecco: sciarpetta di cashmere e coppola da artista sono un po’ fuori luogo.
      Il bene che ha fatto Saviano è stato quello di rendere noto attraverso la propria fama, quello che altrove è ignoto: infatti è un caso letterario più negli Stati Uniti che qui. Tieni conto che per la maggior parte delle persone, mafia e camorra sono cose del sud ed è bene che si sappia che la criminalità organizzata sta dove ci sono i soldi e quindi principalmente al nord. E guarda per il nord leghista e razzista (perchè lo è, anche se è casa mia) è stato un vero shock, per cui o nega o minimizza (vedi la reazione di Maroni).

      Uno dei mie soliti commenti più lunghi del post.

  2. Sai che io Saviano non l’ho letto? e la cosa pazzesca è che mi sentivo blasfema io a non averlo fatto! La verità è che non mi attira per nulla e dopo questo tuo post ho una ragione in più per non farlo 🙂
    P.S. in realtà non sei l’unica, mi erano giunte altre voci simili alla tua 😉

    • Se devo essere onesta, ero una fan. Mi era piaciuto molto “Vieni via con me” e avevo letto i monologhi ecc… solo che poi ho visto questo:

      E siccome per me non è giustificabile alcun sostegno alla politica israeliana, è stata una grande delusione. E’ giusto indignarsi quando un bambino viene sciolto nell’acido a Scampia, non tollero che ci si indigni di meno o si possa in qualche modo minimizzare se un bambino viene bombardato nella striscia di Gaza. Che differenza c’è? La guerra è terrorismo e non vedo differenza se il terrorismo è di stato oppure no.
      Saviano ti dice quello che c’è di positivo nella politica israeliana (i profughi del Darfur li accoglie), ma non c’è gesto umanitario che possa compensare il resto. Un assassino non è meno assassino se aiuta una vecchietta ad attraversare, mi sembra. Poi leggo le cose lo stesso, però con un certo fastidio. Molto simile a quello che provo per Gad Lerner.

  3. the pellons' ha detto:

    E visto che stiamo facendo outing, io Gomorra l’ho mollato perché micidialmente noioso. ora, Saviano, mi garba, parla con un accento adorabile, dice cose stupende a voce e lo sosterrei tutta la vita. Ma da leggere, du’ cojoni.

    • Ha detto cose stupende, che purtroppo dopo il video che ho linkato nel commento precedente mi passano tutte in secondo piano. Specie per il fatto che se io sostengo Israele non frega niente a nessuno, se lo fa un personaggio della sua fama il discorso cambia. Essere un personaggio pubblico implica delle responsabilità e quindi una cosa grave, detta da un personaggio pubblico, è ancora più grave. Poi, ripeto, per amor di conoscenza leggo tutto, però con fastidio.

    • Ahahahahah! Me lo hanno chiesto in molti! Signora sì, mi piace 🙂 Quanto al Caso Umano, risale al 2007, quando nacque il blog su splinder. I nomi che sceglievo non erano disponibili e poi ad un certo punto, stavo facendo il turno di notte in comunità, era notte fonda ed era un periodo un po’ sfigato e sempre in quel periodo a Mai Dire (Goal? Linedì? Boh) il Mago Forest faceva lo sketch con l’intervista al “caso umano”, visto di spalle, come faceva Costanzo. “Il caso umano! Eccolo qui! Signor Caso Umano?!” Mi faceva ridere.
      Poi com’è come non è, io non sono fortunatissima e in generale a me i matti si affezionano (dai vicini di casa, a certuni colleghi, a personaggi strani della stazione quando prendo il treno) e comunque per lavoro mi occupo di persone infelici… alla fine mi è calzato bene! E se ti devo dire la verità, questo aspetto di me mi piace 🙂

  4. duepassietorno ha detto:

    il fatto che Saviano abbia parlato di camorra (o di droga adesso) non vuol dire che debba essere un Santo sempre e comunque.
    neppure a me piace, per come si propone nelle interviste e negli interventi in tv.
    in realtà, secondo me, è una di quelle cose che non si può dire ma che in parecchi pensano!
    e sia ben chiaro (sono quella più a sud nella conversazione credo) che questo non voglio sminuire il problema delle mafie organizzate (tutte).
    A

    • Sono perfettamente d’accordo 😉
      Detto questo, sto andando avanti con Gomorra e devo riconoscere che non è un brutto libro, anzi. Ho provato a leggere in passato testi che parlassero di mafia, come gli scritti di Caselli o una raccolta di interviste di Repubblica sull’antimafia, ma vengono date per scontate conoscenze di fatti che io in realtà non ho e ci capisco poco.
      In compenso, sto cominciando a capire che se prima comprare vestiti di certe marche era una questione di non avvallare lo sfruttamento di lavoratori in paesi in via di sviluppo non sindacalizzati, attualmente è anche questione di non finanziare la criminalità organizzata. Sono sempre più convinta della bontà della scelta di fare consumo critico: oggetti di qualità, ma cruelty free anche nei confronti di altri esseri umani…

  5. Saviano nasce come scrittore di réportages letterari, e questo erano i suoi primi racconti (fiction, dunque, per quanto di genere particolare) pubblicati prima di Gomorra (per esempio su Best Off o su Nazione Indiana), parte dei quali sono confluiti poi come capitoletti di Gomorra.
    La sua misura è la narrazione comunque breve, e proprio per questo, paradossalmente, i due volumi di raccolte occasionali (La bellezza e l’inferno e Vieni via con me) funzionano ‘meglio’ rispetto ai due volumi veri e propri (Gomorra e ora Zero Zero Zero).
    Nella narrazione lunga a tratti a mio avviso soffre perché la misura del réportage è una misura molto esigente e circoscritta, e in una scrittura più fluviale fatalmente se ne perde parte del ritmo.
    La vera forza dei due libri più militanti, proprio per questo, non sta a mio avviso né un uno statuto presunto storiografico (Saviano NON è uno storico), né in quello di inchiesta (che presupporebbe uno stile giornalistico e documentato che non è SOLO quello che ha in mente Saviano sulla sua scrittura, che resta comunque fiction, ambizione a raccontare la realtà attraverso una sua rappresentazione artistica rielaborata (e qui – oltre che nella scrittura molto peggiore – c’è tutta la differenza con Travaglio che, almeno in teoria [la pratica documentaria delle fonti di Travaglio è molto, molto lasca, a voler essere buoni, ma qui andremmo OT], fa libri di dichiarata inchiesta giornalistica, nella quale cioè non vi è una ricerca stilistica, ma la volontà di scrivere in maniera oggettivo referenziale i risultati di una serie di ‘indagini’ pubblicistiche di varia natura.
    Saviano no. Il réportage, anche quando sia declinato, come in questo caso, come dichiaratamente engagé, presuppone per statuto il diritto all’invenzione, alla mimesi. Perché l’idea (un po’ come succede, per capirsi, nella Vita è bella – non ne è l’esempio migliore, ma forse è chiaro il concetto) è quella – come dice per esempio Jorge Semprun nella Scrittura e la vita – di ottenere la verità del racconto attraverso l’artificio di un testo bene inventato.
    Se vogliamo, è la solita vecchia teoria (manzoniana, in Italia) del vero e del verosimile, nel quale è la retorica dell’invenzione a comandare, se pure su contenuti documentati e ricercati con perizia etica.
    Consiglio di leggere alcune sue cose brevi, per riconciliarsi con la bulimia scrittoria dei grandi volumi. Per esempio il raccontino Super santos, una vera chicca, breve ed incisivo.

    • Super Santos è tra i libri in attesa da un po’, lo leggerò 🙂
      Purtroppo non ho gli strumenti per valutare tecnicamente un libro. Lo valuto in modo personale, forse ho i gusti un po’ più sofisticati della media, ma niente di più. Per quanto Gomorra sia un libro utile, che leggo con interesse, non posso dire che sia “bello”. Ho approfittato delle tue indicazioni e ho considerato ciascun capitolo come un testo a sè, ma nonostante questo non mi piace proprio l’italiano in cui è scritto. In alcuni passaggi sarebbe bastato invertire l’ordine delle parole per esprimere un concetto in modo chiaro e inequivocabile. Il senso si capisce lo stesso, ma non lo trovo… come dire… fluido? Anche le volte in cui usa locuzioni leggermente diverse una dall’altra divise da un punto per enfatizzare un concetto… va bene una volta, due. Poi lo trovo pesante. Dopo di che, ho rispetto sia per la sua esperienza che per il fatto di averne scritto. Non deve essere facile.

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