Whatever tomorrow brings, I’ll be there, ovvero arrivare è un po’ come tornare

Ho scelto accuratamente la play list da ascoltare stasera. Molti sono pezzi che mi hanno accompagnata quest’anno (Weird Fishes – Radiohead) e altri sono pezzi che in qualche modo riflettono il mio suono interiore…

Che anno è stato questo? Se io fossi un oroscopo cinese, direi che questo è stato l’anno della casa e che casa, come tutti i concetti, è qualcosa di complesso e individuale.

Quando si impara a guidare, cambiare marcia per accelerare o frenare per i primi tempi è un gesto di cui ci si deve ricordare le istruzioni e poi pian pianino si trasforma in automatico, al punto che forse oggi avrei difficoltà a spiegarlo a chi non lo conosce.

Che cos’è la casa per me è un concetto  che ho imparato al contrario (Home – Depeche Mode): prima è stata un’abitudine senza rilievo che non avrei saputo spiegare, perchè faceva parte del contesto e la consideravo come una caratteristica della realtà, impossibile da mettere in discussione. Poi l’ho lasciata e ho dovuto imparare a guidare, a notare di quali gesti è composta mentre vivi, di quali sensi e di quali significati (Love, Reign Over Me – The Who). Mi è mancata la terra da sotto i piedi per il primo anno e mezzo. Per un anno e mezzo ha prevalso un senso di estraneità: di modi dire, di sapori, di strade, di rapporti. Poi ho cominciato a ricostruire.

La casa è fatta di strade, è un posto in cui guidi sicuro e di cui conosci le scorciatoie e i percorsi alternativi. Un posto in cui puoi sbagliare strada mentre pensi ad altro, perchè c’è un percorso che segui abitualmente per tornare a casa e ci vai come i salmoni se non ti concentri sulla meta.

La casa (Sound of Sounds – Gomez) è un posto di cui ti occupi, un luogo in cui sei produttivo e hai un ruolo, è l’insieme delle tue azioni e del tuo raggio di azione. E’ un progetto per migliorare il modo in cui vivi nel posto in cui sei. Vale per il terrazzo, come vale per la città.

La casa è un sistema di relazioni: di argomenti che riguardano persone e luoghi che all’inizio non ti dicono nulla. E poi cominci a conoscere le scuole (Wish You Were Here – Incubus) e quando uno dice “Fascetti” sai cos’è. All’inizio sono nomi che non ti ricordi, poi pian pian pianino li associ ad un viso o ad un luogo e poi cominci a capire persino se ti piacciono o no le persone e i luoghi.

Casa è un insieme di eventi, positivi o negativi, in cui hai un ruolo, è una storia di cui fai parte (Hey Dear Delilah – Plain White T’s), che le persone possono raccontare e ricordarsi che c’eri anche tu che facevi qualcosa.

Narrare, narrarsi, essere narrati.

Cominci a sentirti concreto e reale quando sei nella memoria di qualcuno, inserito in una storia condivisa e finchè nessuno sa niente di te, non sai quanto sia vero e concreto questo fatto (Drive – Incubus).

La differenza tra ieri e oggi è che “casa” ieri era qualcosa a cui mi sono dovuta adattare, fatta di rapporti che ho costruito senza tenere conto del tempo e delle conseguenze. Era rassicurante e familiare, fatta di cose che ho dovuto aggiustare, negoziare, accettare. Era una casa e una storia che in parte non avevo deciso e in parte che avevo costruito distrattamente. Dal momento che siamo storie, è difficile essere con gli altri nel presente senza le premesse in cui sei stato (Nothing as it Seems – Pearl Jam) e questo rende più semplice alcuni preamboli ed alcune spiegazioni. Ma rende più difficile svincolarsi dalle scelte sbagliate o dalle scelte di altri (Ballad of Big Nothing – Elliot Smith). Insomma, ci sono i pro e i contro.

Quel che è certo è che (Canzone Ecologica – Marlene Kuntz) l’amore per una persona mi ha portato fin qui. Sicuramente “casa” è la nostra piccola casa, con la sicurezza nostra di ritrovarci la sera e i nostri progetti per il futuro, anche questi pieni di amore. Ma per non essere un sasso buttato in un lago, che fa solo pluf, muove un po’ d’acqua e di cui nessuno ha bisogno nè notizia, serve un contesto intorno, una casa un po’ più estesa (Average Man – Turin Brakes).

Ho avuto la fortuna e la fatica di ricostruirlo da zero. Io come sono, senza premesse, senza passato. E sono felice di essere, tra le persone nuove che conosco, la persona che sento di essere, difetti inclusi.

Mi riconosco nell’altro che vedo (A Journey From A to B – Badly Drawn Boy).

In parole povere, vi ringrazio per aver contribuito a fare di questa mia nuova casa e di questa mia nuova vita, la vita che vorrei, che avrei sempre voluto, quella in cui mi riconosco. Mi avete regalato abitudini, storie, strade che conosco e scorciatoie, modi di dire, ruoli, cose da fare, eventi di cui sono parte, menti in cui sono rappresentata come esistente e come memoria, specchi in cui mi riconosco (Venga la Pace dal Mare Lontano – Sergio Cammariere).

A Pisa tornare vuol dire arrivare, in alcuni casi.

Oggi i tramonti sull’Arno mi sembrano anche un po’ miei e si può dire che mai espressione fu più calzante per me.

Vi auguro con tutto il cuore di passare un buon Natale e un felice Anno Nuovo e auguro a me stessa di poter ricambiare in qualche modo la serenità di cui mi sento parte (Muzzle Of Beeze – Wilco)

Con affetto

V

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9 pensieri su “Whatever tomorrow brings, I’ll be there, ovvero arrivare è un po’ come tornare

  1. che quando dico che il posto dove vivo ora somiglia un po’ ad un posto vicino Giù ma più carino e con la gente più gentile che dalle parti mie, allora anch’io sono a casa. nessun posto è come casa (cit.)

  2. tenera Natalie, che disanima!!.. brava.. a volte occorre fermarsi e ascoltarsi, cosa che io tralascio spesso.. comunque penso che anche se ringrazi gli amici e amiche per la tua situazione attuale, il ‘grosso’ del lavoro l’abbia fatto tu (e ovviamente le persone care che sono ed erano intorno a te)
    Un buonissimi Anno Nuovo anche a te!! :- )

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