L’Italia spiegata ai miei figli (o ai miei nipoti che vivono all’estero)

Penso che “La Storia Siamo Noi” sia uno dei programmi migliori della tv italiana. Lo guardo sempre volentieri. Qualche notte fa mi sono attardata a seguire la puntata in memoria di Paolo Borsellino e mi sono commossa: come mi è successo pensando alla morte di Pasolini, a quella di Ambrosoli, a quella di Falcone, o di Peppino Impastato, poi non riuscivo a dormire. Pensieri sparsi a caso, pezzi di conversazione, esperienze e insofferenze, si sono riunite in uno sguardo di insieme. Le stragi, il terrorismo, la Prima Repubblica, il Drive In, la Seconda Repubblica, 20 anni di Berlusconi. Come sembriamo noi italiani, visti da fuori, come ci sentiamo noi italiani visti da dentro (molto simili a come ci vedono fuori, se devo dir la verità), come siamo ad uno sguardo di insieme. Come lo spiegherei a mia nipote, che parla italiano con una buffa cadenza inglese ed è suddito della Regina.

Ci piace pensare che nel momento in cui prendiamo una decisione sul presente, la storia di 70, 80, o 100 anni fa o più non c’entri e invece c’entra. C’entra eccome. “Quello che non ho”, nella storia che studiavo a scuola è una Rivoluzione Francese o una presa della Bastiglia e non ho nemmeno una Rivoluzione Industriale. Non c’è stata mai una rivolta dei poveri contro i ricchi. Nella mia storia, in verità, non ho l’idea che qualcosa possa cambiare. L’unità d’Italia era un movimento culturale che dai ceti sociali alti è andato verso il basso dei ceti sociali, non è avvenuto il contrario. Quindi non è una rivoluzione in senso stretto. Noi abbiamo una storia, dal Medio Evo, che è fatta di depredazioni, sottomissioni e attese. Di debolezza di fronte ai dominatori e di alleanze fatte con altri dominatori nell’aspettativa di essere salvati senza poi dover pagare dazio. Non abbiamo una storia di unità. Abbiamo una storia di invasioni in cui non siamo mai stati capaci di cavarcela da soli, perchè eravamo divisi tra Savoia, Borboni, Stato Pontificio. E oggi, volenti o nolenti, noi italiani non siamo capaci di azioni collettive, su nulla. Come mai? Qual è il pensiero che non ci fa agire collettivamente? Come mai un istinto che sarebbe naturale, quello della cooperazione, in Italia non prende mai una dimensione che non sia limitata alle piccole associazioni?

In Italia abbiamo una storia di corporazioni e il feudalesimo è finito tardi. Non siamo ancora capaci di ragionare come nazione. Ragioniamo per piccolo Comune o per regione, quando non per orticello o terrazzino. Non abbiamo l’idea di un obiettivo più grande. Ci lamentiamo dei prezzi e non siamo capaci di metterci d’accordo per un boicottaggio serio. Dobbiamo fare una raccolta firme per qualcosa di collettivamente importante? Saranno in pochissimi a sacrificare qualcosa della propria giornata per farlo. Per questo mi arrabbio tanto con il campanilismo toscano o con quello del sud (che sono quelli forti che conosco) e con ogni forma di protezione di piccole tradizioni. Sono il campanilismo, il corporazionismo e tutti i piccoli gruppi che non riescono a ragionare come nazione che rovinano l’Italia: ancora come il Medio Evo, i farmacisti fanno gli interessi dei farmacisti, i Medici fanno gli interessi dei Medici, gli Avvocati fanno gli interessi degli Avvocati e via così. L’epoca dei Comuni e delle corporazioni è finita da centinaia di anni eppure… le guerre che si sono combattute allora, si tramandano nell’ottuso campanilismo di oggi. Sono i cantanti che cantano in dialetto, Van de Sfroos, i Tazenda e la musica napoletana che fanno sì che nella mente degli italiani ci si prenda cura del proprio piccolo e non della nazione intera. L’anno scorso quando si votò contro il legittimo impedimento e contro la privatizzazione dell’acqua sembrava che qualcosa fosse cambiato. Poi si è risolto tutto in una bolla di sapone. C’è ancora il legittimo impedimento e l’acqua verrà privatizzata, ma diranno che non è una privatizzazione perchè si chiama in un altro modo. Non siamo capaci, non è nella nostra storia. Come popolo abbiamo imparato l’impotenza attraverso secoli e secoli di invasioni e sottomissioni.

“Il forte si mesce col vinto nemico, col novo signore rimane l’antico; l’un popolo e l’altro sul collo vi sta. Dividono i servi, dividon gli armenti: si posano insieme sui campi cruenti d’un volgo disperso che nome non ha”

L’unità d’Italia è stata una forma di idealismo o fu l’espansione del Regno di Savoia che decise di chiamarsi Italia?

La novità di Mussolini fu che gli italiani, invece di affidarsi al salvatore straniero, per la prima volta videro un salvatore autoctono. Ci furono persone che volentieri morirono per lui e per lo Stato. E persone che, avendo un’altra idea di Stato, si rifugiarono in collina e decisero di ammazzare quegli altri che stavano con il dittatore. C’è stata la guerra civile tra parenti o persone che si conoscevano: una diversa idea di Stato ad un certo punto le ha rese nemiche. Come se io domani perchè sono di sinistra, avessi il compito di sparare ai miei vicini di casa, che sono palesemente leghisti. Sarà pure leghista, ma è anche il mio vicino di casa e dovergli sparare da un giorno all’altro sarebbe traumatico. E vuoi o non vuoi questi avvenimenti non sono temporalmente tanto distanti dalla nascita della televisione e dal Carosello. La televisione politically correct della Rai, secondo me, nasce dalla paura e dal modo in cui in Italia si è gestito questo conflitto prima e i successivi conflitti poi.

Quando vediamo gli attentati in tv, ci piace pensare che siano cose di altri posti. Ma tra il 68 e il 74 ci furono più di 140 attentati. Poi il sequestro Moro. Poi la strage di Bologna.

Noi italiani abbiamo nella nostra memoria la paura del conflitto. Perchè o non lo agiamo o quando lo agiamo non lo sappiamo gestire.

Quando ero bambina, per me il Drive In era una trasmissione che mia mamma non mi faceva vedere, perchè era stupida e volgare e perchè comunque alle 9:30 dovevo andare a letto. La mattina dopo i miei compagni di scuola ripetevano i tormentoni, ci riunivamo a gruppetti in cerchio all’intervallo “Hai visto Beruscao? E hai visto quando c’era la suora? E hai visto quello?” Io stavo in silenzio, perchè non avevo visto nulla e mi sentivo tagliata fuori. Erano gli anni di Chernobyll e poi della caduta del muro di Berlino. In tv si vedevano stragi di mafia e atti terroristici. Su al nord, il nostro problema erano i terroni. E l’unica cosa che li/ci ha salvati dal razzismo è stato l’arrivo degli extracomunitari. E’ triste dirlo, ma è così.

E dopo 20 anni di terrorismo e omicidi di mafia, io lo capisco che la gente amasse tanto il Milan e il Drive In. Perchè quando un popolo impara la violenza, attraverso la proprio storia, e l’impotenza che ne viene di conseguenza, l’unica alternativa è distrarsi. Chi stava nella mia cittadina non aveva certo timore di un attentato, ma non era raro andare a Bologna o trovarsi in centro a Milano. Rido, giro il polso “Beruscao ao ao ao” e non ci penso.

Ricordo che ogni giorno al telegiornale c’era un omicidio di mafia nuovo. E quante volte da bambina ho sentito dire “Continuassero ad ammazzarsi tra loro, prima o poi si estingueranno”. Come se la mafia non fosse “cosa nostra”. La pigrizia elettorale con cui i miei nonni votavano Dc, sembrava che non fosse mafia.

Le stragi, gli omicidi, i palazzi che crollano, i rifiuti che non vengono smaltiti, sono l’apice della mafia. Ma ormai il meccanismo è ovunque. E’ culturale. La gente vende un terreno che diventa edificabile e preferisce non chiedersi, non farsi domande sul perchè un terreno diventa edificabile e su chi lo compra. Chiude gli occhi e incassa. Il fatto che il criterio di selezione nel lavoro e nella politica non  il merito ma la parentela è mafia e non c’entra niente con il sud, funziona così anche al nord. Il fatto che gli onesti siano una minaccia è mafia. E’ mafia la connivenza con i soldi che vedi sparire quando lavori e non puoi permetterti di denunciare, perchè tra le altre cose devi anche mangiare. E’ mafia l’omertà, è mafia la connivenza.

Falcone e Borsellino non sono del Sud, sono dell’Italia perchè dietro i loro omicidi ci fu Andreotti che era tutt’altro che terrone.

Dopo la morte di Falcone e Borsellino, dopo la trattativa tra Stato e Mafia, dopo l’inchiesta di Mani Pulite in cui non venne condannato quasi nessuno, se non con pene irrisorie, dopo la fuga di Craxi ad Hammamet,  l’idea che siamo impotenti di fronte a tutto è stata il tappeto rosso su cui ha camminato Berlusconi insieme alla sua corte dei miracoli.

Siamo in un paese mafioso, che non premia gli onesti e premia i delinquenti, siano essi politici, grandi evasori, imprenditori, calciatori, piloti del motogp, cantanti lirici, presentatori televisivi. La gente non è più disposta a rinunciare alle proprie distrazioni. Pazienza se Valentino Rossi ci ha rubato dei soldi, basta che la domenica io possa guardare il moto gp, perchè tanto non posso fare altro per sopravvivere.

Siamo il paese dell’impunità per i criminali e delle tasse per gli onesti. In Italia non c’è nessuna buona ragione per essere puri e idealisti, se non per un fatto di etica individuale. Che ormai qui è una cosa rara.

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14 pensieri su “L’Italia spiegata ai miei figli (o ai miei nipoti che vivono all’estero)

  1. Sul resto rifletterò con calma.Quello che mi ha colpito d’acchito è il passaggio sui vicini di casa leghisti.
    Mi ha ricordato una intervista ad un ragazzo jugoslavo durante le prime guere balcaniche .
    Diceva una cosa tipo:” io sono Yuri , mia moglie Selma e suo fratello Dimitri.Io neppure sapevo se erano musulmani, serbi o croati.Ora il fratello di mia moglie è sulle montagne e se mi incontra mi spara ” .
    Sono passati 20 anni ma l’espressione di quel ragazzo non me la scordo.

    • E’ successo anche qui, ma la gente ha la memoria corta. Tante cose le ho capite leggendo i romanzi della resistenza: Pavese, Calvino, Fenoglio. In particolare Pavese e Fenoglio descrivono, se non proprio le mie colline, comunque colline molto simili alle mie. E ti dirò: il rapporto di un piemontese con la sua collina è rimasto lo stesso di 70 anni fa. Le cose che provava Pavese per la sua collina, le provavo anche io per la mia (che tu hai visto e forse mi potrai capire un po’).
      Eventi come la Resistenza, gli anni di piombo, il terrorismo mafioso, non smettono di condizionare un’epoca.
      Detesto il berlusconismo e tutte le conseguenze che ha portato con sè. Ma se metto insieme i pezzi della mia cultura sommaria, il berlusconismo non è inspiegabile. Ha un senso. All’estero piace pensare che Berlusconi sia stato votato da una massa di cittadini stupidi, ma la verità è che quel fenomeno ha avuto un senso rispetto alla nostra situazione negli anni 90. E ignorano che Berlusconi i voti se li è comprati.
      Credo che tutto sommato, gli italiani subiscano ancora il fascino della dittatura e non importa se è Berlusconi o se è Grillo, alla fine gli italiani apprezzano la modalità del salvatore dalle grandi promesse. E’ così dal Medio Evo.
      Spesso ho pensato anche io che fossimo un popolo di ignoranti pecoroni. Poi però ho anche realizzato che conosco un sacco di persone in gamba e qualcosa non torna.
      Quando uno vota, vota lo schieramento, non la persona che lo rappresenta e quindi chi ha votato PDL, ha votato destra, solo perchè non è di sinistra. Come chi ha votato PD lo ha fatto perchè non è di destra. Ma credo che quasi nessuno, nè a destra nè a sinistra, si sia mai sentito veramente rappresentato. Per la mia parte, sfido chiunque a dire di essersi sentito rappresentato da Rutelli o da Veltroni o da Franceschini! E la prova di questo fatto è che laddove le persone hanno potuto votare a sinistra senza votare PD, il PD ha perso clamorosamente. Bersani alleandosi all’UDC fa una gran bella cazzata. Per fortuna. Fa come ha sempre fatto il PD: di fronte a due alternative, scegliere sempre quella sbagliata.
      Scusa se sono prolissa, eh? Ma una volta che scrivo un post di politica, almeno mi sfogo!

      • vai tranquilla cara, qui ti si ascolta volentieri! 😉
        sinistra? è dai tempi del mio nonno socialista che stiamo cercando di leggere il libretto di sitruzioni, ma ci hanno mandato solo la versione in finlandese, Urdu e cirillico!

  2. Meno male che quando sono morti Falcone e Borsellino ero alle elementari e non capivo un cazzo, la mafia era una cosa brutta, e quindi la odiavo, ma dopo 5 minuti pensavo ai videogiochi, ero un bambino e me lo potevo permettere.

    Sul fatto che i Savoia abbiano invaso una nazione sovrana, l’abbiano depredata e impoverita c’è un’enorme letteratura che ora è stata rispolverata e ormai va di moda, io non voglio entrare nel merito, anche se ho un’idea mia al riguardo, fatto sta che probabilmente l’Italia non deve esistere, forse dovremmo tornare ad essere migliaia di comuni sparsi come nel Medioevo, non siamo proprio propensi ad una democrazia unitaria, al paese mio schifiamo quelli del paese vicino, e dalla provincia all’altra cambia proprio la cultura e il modo di pensare, e non esagero, parlo di esempi concreti, come la provincia di Salerno che sta diventando un esempio per la raccolta differenziata mentre a Napoli ancora non si capisce in che modo abbiano deciso di convivere con i propri rifiuti.

    Non c’è niente da fare, siamo diversi, non abbiamo niente in comune, nemmeno la lingua, l’Italiano è stato imposto, il popolo nell’800 parlava dialetto.

    • Io penso solo che la storia sia più lenta della nostra impazienza e 150 anni sono pochi. Come sono pochi 70 anni per una Repubblica.
      10 anni per una nazione europea sono un niente.
      Ma mi piacerebbe, se esistesse un al di là, poter tornare a dare un’occhiata tra un paio di secoli per vedere com’è andata. Sono certa che sarà meglio. Un tempo i musulmani eravamo noi, che ammazzavamo le persone in nome di dio. Un tempo gli albanesi eravamo noi, che emigravamo in America, in Germania e in Svizzera. Un giorno forse saremo migliori. Mi piacerebbe poter vedere quel giorno, perchè io nell’umanità ci credo.

      • Sei ottimista, non lo so se avremo il tempo per evolverci stavolta, ci stiamo mangiando il vantaggio che abbiamo contro le nazioni “povere”. La Cina e l’India incalzano, e menano forte!

      • Ma sai, non è detto che evolversi significhi rimanere italiani. Può essere che l’evoluzione consista in una razza mista indo-nordafricana-europea. Dopo che i Romani che conquistarono la Grecia, il miscuglio fece sì che nascesse una società nuova, così come i barbari ne costruirono un’altra sulle rovine dei romani. Quindi chissà in che modo si evolverà il mondo?
        Graecia capta, ferum victorem cepit.

  3. D’accordo su tutto, tranne che sul passaggio relativo al campanilismo…il campanilismo è negativo, senza ombra di dubbio, ma che c’entrano le tradizioni locali (hai citato la musica napoletana, per dirne una)?
    Finché per sentirci un unicum saremo costretti a cancellare queste diversità positive, vuol dire che uniti non lo saremo mai, che non avremo mai imparato a identificarci in valori che vanno al di là dell’amore per il proprio territorio e della musica popolare.
    Le tradizioni e i dialetti sono il positivo rovescio della medaglia del campanilismo, ma possono – e devono – sopravvivere aldilà della forzata unificazione.
    Anzi, forse per come ci siamo ridotti adesso sono la nostra ultima risorsa culturale…

    • E’ questione di opinioni, certo.
      Ho sempre amato molto la mia collina piemontese la cucina piemontese e il dialetto piemontese. Ma questo non mi impedisce di fare le mie scelte, o di valutare le persone per come mi sembra che siano, o di utilizzare la logica nelle decisioni e nella valutazione di un fatto politico. Si può essere sia una cosa che l’altra. Non nego che il mio nascere e crescere in piemonte mi abbia dato modi di fare e di comportarmi diversi da quelli che vedo in altre parti di italia. Però questo mi porta a prendermi meno sul serio, non mi spinge a giudicare il prossimo perchè non è piemontese o non è del nord.
      Qui in Toscana le province vanno accorpate come in molte regioni di Italia e con tutto quello che si può dire in merito alla spending review, qui sta succedendo il finimondo perchè i pisani non vogliono unirsi ai livornesi. Piuttosto ai lucchesi. Una questione locale, quando diventa più importante del bene nazionale, per me è un fallimento della società civile e tutto quello che incentiva queste forme di identificazione sociale ristretta, a scapito dell’unità nazionale, per me è male. Da una parte perchè spinge le persone a pensare che se un fatto violento o una catastrofe succede in una regione diversa dalla tua, allora non è un tuo problema; dall’altra perchè impedisce alle persone di prendere decisioni che abbiano a che fare con la collettività delle persone che vivono i nostri stessi problemi e ogni problema individuale rimane un problema individuale irrisolto, invece che un progetto di azione collettiva volta a migliorare l’Italia o l’Europa.
      Siena fa un palio a luglio e uno ad agosto. Quello di luglio è coinciso con la partita dell’Italia degli europei e l’amministrazione senese ha deciso di spegnere gli schermi in piazza per non proiettare la partita, perchè il palio è il palio. Questo è male.
      Pier Giorgio Welby ha deciso di non porre fine alla propria vita in Svizzera, come avrebbe potuto fare, perchè credeva che determinate scelte vanno fatte nella legalità, a favore di tutte le persone che sarebbero venute dopo di lui, perchè in Italia occorreva una legge sull’accanimento terapeutico. Questo è bene. Ma sembra che non siamo in grado di prendere esempio.

      • Hai ragione su tutto, ma non mi hai citato un solo esempio legato alla tradizione, bensì solo esempi di pura ignoranza (spesso campanilistica).
        Cosa sarebbe l’Italia senza la pizza e la polenta? Senza il vino e il prosciutto?
        Non avere l’intelligenza e la maturità (vogliamo dire civiltà?) di usare un po’ di buonsenso, di sposare valori comuni e europei poco c’entra col dialetto. Si tratta di cultura, di rispetto, di apertura mentale: questi valori non si imparano in due giorni, si allenano tutta una vita.

      • Perchè pensi che la tradizione non sia legata all’identificazione.
        Ripeto, non ho niente contro la pizza e la polenta. Amo profondamente le mie colline, che mi piacciono più di ogni altra collina. Ma quella che tu chiami ignoranza qui in Toscana sta diventando un problema politico.
        http://pisanotizie.it/news/news_20120729_intervento_filippeschi_pisa_livorno_riorganizzazione_province.html
        Il gioco del Ponte, che si svolge qui a Pisa, professa valori di “onore pisano” e “orgoglio pisano” e “perfezione pisana”, mentre le fasce più deboli vengono cacciate dalla città con le ordinanze del sindaco, senza la minima intenzione di inclusione, integrazione o sostegno sociale.
        In Inghilterra se una festa cade durante la settimana, non viene festeggiata, ma viene accorpata al weekend, però non è stato possibile spostare San Gennaro.
        Personalmente se mi spostassero il santo patrono di lunedì non avrei alcun problema, altrove è un GROSSO problema.
        Poi pensala come vuoi che io la penso come voglio, ma secondo me le persone e non solo quelle ignoranti, danno troppa importanza ai valori locali a discapito dell’unità nazionale. Sarà l’effetto Toscana, che è una realtà a parte, ma non mi sembra che nelle regioni del sud sia diverso. Non sto dicendo che le tradizioni locali sono da abolire, ripeto: amo la cucina piemontese, le feste piemontesi e mi fa ridere il dialetto quando gli anziani lo parlano, ma per me che nel 2012 si canti in dialetto non ha senso, perchè ci sono realtà più grandi.

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