Tommaso Aspetta.

A fine mattinata pensavo a questa cosa, mentre guidavo uscendo dal lavoro (e avevo davanti due ore di strada da fare, quindi c’era spazio per molti pensieri inutili): non conosco Tom Waits e ho molti amici, nonchè un fratello, che invece lo ascoltano. E pensavo che Tommaso Aspetta. Poi Tommaso Crociera. E Giacomo Smussato. Sono buffi. E Davide Mattei invece è tra i miei preferiti e sembra possedere un nome normale anche quando tradotto, invece è alcolizzatissimo. Pungiglione, anche, è tra i miei preferiti. Come soprannome suona strano e invece, a parte eccentriche uscite sul tantra yoga, è una persona abbastanza normale. Anche se penso non sorrida dal ’76. Come sono buffi i nomi delle persone inglesi o anglofone quando sono tradotti. In inglese suonano più altisonanti. Probabilmente se si chiamassero in italiano daremmo loro meno peso. L’operazione opposta invece dona agli italiani vaghe assonanze thriller: Claude Mansion, in italiano è innocuo.

Non ho più tempo per scrivere davvero, ma nella mia testa scrivo tantissimo.

Penso sempre le cose come se dovessi scriverle.

Papà, per aiutarmi a scrivere i temi da piccola, mi suggerì di scrivere le mie opinioni nella stessa forma in cui le avrei pensate e in cui le avrei dette, perchè siccome parlavo un italiano corretto già a 6 anni, era sicuro che non avrei commesso errori di sintassi o di consecutio temporum e in più era certo che avrei usato molte meno parole di quelle che utilizzavo di norma per esprimere un concetto per iscritto. Avevo uno stile di scrittura ampolloso in quarta ginnasio. Colpa di tutto quel latinorum. Quindi in quarta ginnasio mi servivano un mucchio di parole per esprimere un’idea sola. Oggi, a distanza di 20 anni, quando uso tante parole dico anche tante cose. All’epoca mi faceva paura l’idea di non avere abbastanza idee, o abbastanza opinioni. O che non fossero abbastanza profonde.

Ma siccome sono dispettosa e faccio le cose a modo mio, è finita che invece di scrivere come penso, oggi penso come scrivo. E per pensare più lentamente, mi serve scrivere davvero.

Probabilmente penso in italiano corretto e anche il mio dialogo interno sta attento ai congiuntivi.

Sto leggendo “Le Città Invisibili”. E’ di una bellezza sconcertante. Come se qualcuno scrivesse i sogni. Non raccontasse i sogni. Scrivesse. Sono due operazioni diverse, ma non so se riesco a spiegarlo. Quindi non ci proverò. Leggetelo e se  almeno una volta nella vita avete ricordato un sogno, capirete. Ho provato un’emozione simile solo camminando nella nebbia fitta della bassa padana. E a me camminare nella nebbia piace moltissimo. Mi sembra un sogno vigile, più che la realtà.

E per l’intrinseca magia che permea il mondo, dalla struttura dell’atomo alla poesia, per cui tutto si può mischiare rimanendo in ordine, “Le Città Invisibili” è utile anche alla psicoterapia, se uno usa l’approccio costruttivista (come me).

Pensandoci bene, i libri che ho amato di più, sono metanarrativi.

Il livello “meta”, come “metacognizione”, è sempre il più affascinante, confondente e logico. E’ il più difficile del mondo. Non parla della realtà, ci gira intorno.

Chissà se c’è anche un “metafilm” o un film “metacinematografico”… Qualcuno me lo sa dire? Proverò a vederlo, prometto.

Ho uno stato d’animo volatile, come l’elio. Sarà per questo che dimentico le cose.

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16 pensieri su “Tommaso Aspetta.

  1. .. decisamente dici molte cose con poche parole 🙂 allora:
    1. ma lo sai che non ci avevo mai pensato?? e comunque perdona i miei neuroni ma non ci sono mica arrivata a capire chi siano Davide Mattei e Claude Mansion!
    2. mi sono segnata il libro perché mi intriga molto il concetto “scrivesse i sogni” anche se per ora credo sia meglio che aspetti a leggerlo..
    3. non ne ho proprio idea!
    4. canzone splendida 🙂

    • Davide Mattei sarebbe Dave Matthews, della Dave Matthews Band. Oltre ad essere uno dei miei gruppi preferiti, andai al suo concerto a Lucca, nel 2009, perchè non suonava in Italia da 11 anni e non volevo perdermi l’occasione. Io e la mia migliore amica siamo partite in macchina per Lucca il 4 luglio, come Thelma e Louise ed è stata quella sera che ho conosciuto Il Fidanzato. Credo sia stata la serata più bella della mia vita…
      Claude Mansion è Claudio Villa!!
      Posso rassicurarti sul fatto che Le Città Invisibili (per ora sono a metà) non tocca argomenti che ti riguardano. E’ la storia inventata dei racconti che Marco Polo faceva a Kublai Kan delle città che visitava nell’impero. Tutti fanno caso alle città, io personalmente, senza nulla togliere alle città invisibili (tra l’altro una si chiama come la mia mamma) apprezzo di più i brani in cui si parla del rapporto tra Marco Polo e Kublai Kan e del modo in cui comunicavano, cioè la “metanarrativa”, ma sono pippe da psicologa 🙂
      Penny Lane è, a pieno titolo una città invisibile!

  2. Due cose:
    1) quel libro è il sogno del viaggiatore ed anche un viaggio per sognatori.Sta in un bel posto nella mia libreria
    2) gioco per gioco , hai mai provato al contrario: Lightass leaguebeef

    e con i detti e proverbi?
    Tipo “mother, mother the turkish people !” o ” I know my chikens”

    • Appartengo più alla seconda categoria che alla prima. Bellissimo, lo regalerò a mio fratello e mia cognata. Penso anche che lo citerò nella tesi di specializzazione, ho in mente un brano ben preciso. Claude Mansion, Claudio Villa! Ma ti dirò che su Ligabue mi sono fatta una rumorosa risata! Dici che per chiamarsi così, si incendia le scoregge?? Ahahah!!
      Non sentivo “mamma li turchi” dai tempi in cui mio nonno si lamentava dei reumatismi!! Grande Giap!!

  3. Tommaso Aspetta.. non capivo, te possino!.. 🙂
    mi hai fatto ricordare un po’ di espressioni anglo-romanesche –
    tipo Stay in the bell, Little Black – stai in campana ‘a more’ ..
    se le ritrovo te le scrivo. Ciao Nathalie!

  4. luca ha detto:

    ciao, stavo cercando documenti sulla metanarrativa (su cui scriverò la tesi di laurea) e sono arrivato qui. Ti consiglio qualche film metacinematografico che mi viene in mente.
    Hollywood ending di woody allen, i cui woody allen fa la parte di un regista in crisi che deve girare un film; poi Thruman Show l’ho trovato metacinematografico, essendo tutti attori nella vita reale che recitano la parte di attori nel film (tranne jim carrey).
    anche La finestra sul cortile l’ho trovato metafilmico, non tanto sul piano narrativo quanto su quello delle tecniche cinematografiche: il protagonista (che si rompe la gamba e passa il tempo a guardare nel cortile) è un po’ come lo spettatore che guarda il film. I suoi attrezzi (se non sbaglio faceva il fotografo e aveva molti teleobiettivi) sono un po’ quelli che si usano nel cinema per le varie riprese ecc.. (forse è un po’ forzata, ma anche io sono un po’ fissato con la metanarrativa e tendo a vederla un po’ ovunque).
    ah poi Nirvana di Gabriele Salvatores in cui il protagonista fa la parte del personaggio di un videogioco e si rende conto di essere intrappolato nel videogioco. e poi non me ne viene in mente nessun altro..
    ciao!

      • Quanto ai testi, un libro di questo tipo che ho amato immensamente è “L’immortalità” di Kundera, ma c’è anche un altro libro simile, che è “Ecco La Storia di Pennac”. So che non sono autori da facoltà di Lettere, ma io li ho apprezzati molto, anche se con Calvino non c’è paragone.

  5. luca ha detto:

    Di kundera ho letto solo l’insostenibile leggerezza dell’essere, ora cerco ‘l’immortalità’ (che magari può tornarmi utile per la tesi!) mentre Pennac lo adoro. Di esempi metanarrativi riguardo ai librice ne sono un sacco, te ne suggerisco, poco famoso, che è quello su cui sto facendo la tesi: ‘Vita intensa’ di Bontempelli (nell’ultimo racconto l’autore incontra tutti i personaggi dei precedenti che protestano in vario modo per come li ha trattati nei racconti precedenti)
    PS. sono ricapitato qui cercando un testo che avevo letto su internet e che, porcamiseria, non trovo più! :D.
    ciao!

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