Given to Fly

Ma, dicevamo, stavo andando a riprendermi la mia dignità. Con la mia macchinina scassata, 70 chilometri di strada da fare. Avevo appunto una macchinina scassata e ascoltavo i Pearl Jam, perchè i Pearl Jam sono la “casa” e si ascolta sempre la “casa” quando si è  tristi. [On air: Pearl Jam – Yeld: Given to Fly]

Quando abiti nella bassa padana, la strada ha la curiosa abitudine di avere una campagna che scorre ai lati e, se è un buon momento, c’è anche un tramonto alle spalle, o a sinistra o dietro di te. O magari un temporale in arrivo, davanti, per cui le linee prospettiche ti indicano chiaramente dove sta andando la tua vita. Insomma, il paesaggio della bassa mi è sempre sembrato molto metaforico, anche se non so esprimere in che senso. I centri abitati, non è che non ci siano, è che facilmente tra uno e l’altro non c’è nulla. O campi o capannoni. Sono strade ideali per la musica: se c’è il giusto grado di traffico, puoi sentire un album intero e misurare la strada in cd: Alessandria dista tutto “Grace” di Jeff Buckley, mentre da Alessandria in poi ci vuole almeno il volume 2 di “Rear View Mirror” dei Pearl Jam.

In macchina, lungo la strada, pensavo che finalmente era arrivato. Il no interiore, quella stanchezza definitiva che ti impedisce di tornare sui tuoi passi quando una storia finisce. Quella certezza di essere talmente nel giusto che il dolore va bene, lo sopporti. La sensazione che avvicinarsi al partner non serve più a lenire il senso di perdita, serve solo ad aumentare la frustrazione di non poter trovare una qualche forma di vicinanza. La chiarezza con cui senti che hai spinto talmente tanto avanti la tua capacità di scendere a compromessi che la tua vita sembra appartenere ad un’altra. Non è che un anno prima non lo sapessi, non è che non fossi a conoscenza del problema, solo volevo ancora stare a guardare cosa sarebbe successo se avessi creduto nella nostra storia con maggiore ostinazione, se avessi aspettato di vedere le evoluzioni della situazione, se avessi provato ancora a cambiare la situazione. Ora come ora è inutile cercare di stabilire chi avesse torto o ragione, rimuginare sulle cattiverie inflitte o su quelle subite. Quel che conta è che fin dall’inizio avevo riconosciuto in lui delle caratteristiche, ma non avevo pensato che potessero essere difetti, anche se avevano tutta l’aria di esserlo. Non mi spiegavo questo. La nostra cecità di fronte ad un’incompatibilità eclatante. A ben guardare, non era strano che ci fossimo lasciati, piuttosto era sconcertante come fossimo potuti stare insieme.

Passo dal paesino in collina, dove mi sono svegliata al mattino, ad un altro paesino in collina, 74 Km più in là (o due album e un po’ di radio se vogliamo), quello del nostro appartamento. L’arredamento non rispecchiava una coppia, ma due identità distinte. A me piaceva il contrasto tra le pareti verdi e la camera da letto in legno chiaro, con le tende in tinta avorio. Mi piaceva la cucina gialla, perchè le piastrelle non le avevo potute scegliere ed erano marroni. Mi piacevano le pareti del salotto tinta albicocca e il contrasto sul legno scuro. A lui piacevano i copridivani zebrati e leopardati e le lampade orrende che ci regalavano i suoi amici radical-chic, che, vergognandosi dei soldi dei propri genitori, facevano di tutto per fingere di essere poveri e di pessimo gusto. Se si convive, la casa deve avere un non so che di “nostro”. Invece l’insieme rispecchiava un me e un lui, accozzato lì, forzatamente nello stesso spazio, non un “noi”. Una gara per chi nell’insieme riusciva a buttare le proprie cose, ritagliandosi un proprio spazio. Ognuno di noi cercava di piantare in qualche modo le proprie bandierine, i carri armati, come su una tavola di risiko: le postazioni guadagnate di volta in volta avevano evidenti colori diversi. C’erano i miei libri e i miei cd ad occupare tutti i ripiani intorno al televisore, nel mobile in salotto e fortunatamente quelli a lui andavano bene, “perchè facevano molto cultura”. Ma la verità è che la maggior parte dello spazio l’avevo preso io, perchè lui non c’era mai e non aveva tempo e modo di contestare. Ricordo che mi piaceva tanto il mio appartamentino in affitto in collina, pieno di luce e di calore. In certi momenti tutta quella luce mi faceva godere della solitudine, perchè i colli del Monferrato hanno il potere di riempire di senso e di verde il tuo stato d’animo. In altri momenti mi sentivo l’amante sola dell’imprenditore assente, quando avrei dovuto essere la moglie.

Non è che potessi infilare tutto il contenuto dell’appartamento nella mia macchinina, quindi ho optato per gli accessori simbolici, come copriletto, lampade, oggettistica varia. Ho scelto gli oggetti più significativi, vale a dire quelli con una storia, come il copriletto comprato quel giorno in Svizzera, i bicchieri comprati insieme quando siamo andati per la prima volta a fare la spesa e abbiamo riso come matti, il batik comprato alla bancarella di cui ci siamo innamorati; li ho messi insieme in un sacco nero della spazzatura, un po’ perchè non volevo aver la possibilità di rivederli e ripercorrere il ricordo degli oggetti, un po’ perchè speravo che lui l’avrebbe fatto e che ne avrebbe sofferto. Non sapevo che ad un certo punto gli oggetti non è che smettano di avere un valore simbolico, è solo che questo valore si ridimensiona moltissimo se hai la forza di costruirti un presente migliore. O anche solo di prendere le distanze dai tuoi errori ed aggiustare un po’ le priorità di vita. Uscendo, ho preso qualche cd dalla mia collezione, che non avevo modo di portare via per intero in quella circostanza, molti non li avevo nemmeno ascoltati perchè li avevo ereditati da mio fratello appena partito per andare a vivere in Inghilterra. Mi colpì “The Optimist LP”, dei Turin Brakes (sì, i freni di Torino, è curioso). Pensavo che un po’ di ottimismo mi sarebbe servito, dopo tutto.

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4 pensieri su “Given to Fly

    • The Optimist è un bel album.Non fa la storia della musica,forse neanche del genere indi,ma ogni tanto ho il bisogno fisico di ascoltarlo perché lo lego indissolubilmente alla primavera sui colli del mio paese e alle rinascite 🙂

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