Capitolo Primo: “Se ti senti triste e sola c’è una cosa che puoi fare…”

Innanzi tutto vorrei dire che “I Marta sui Tubi” sono una colonna sonora eccezionale nei momenti significativi della vita.

[On air: “Marta sui Tubi – C’è Gente che Deve Dormire – L’Abbandono]

Mi ha sempre fatto molto ridere una scena di “Harry, ti Presento Sally”: lei non risponde al telefono, lui le lascia in segreteria l’ennesimo messaggio che si conclude con un perentorio: “ho finito di rendermi ridicolo!”. Stacco di scena successivo: lui sta cantando con il karaoke un messaggio nella segreteria di lei: “Se ti senti triste e sola, c’è una cosa che puoi fare, dillo a chi ti ama tanto, a chi è bravo ad ascoltare, chiama, anche se è tardi tu, chiama, so che ne hai voglia dai, chiama, chiama e io corro da te…”

Questa storia inizia con una separazione, come molti momenti importanti della vita e il mio stacco di scena vede me che mi alzo di scatto la mattina presto dal letto con gli occhi gonfi, dopo aver pianto fino a tarda notte, mi lavo, indosso una tuta, lego i capelli, scendo in cucina. Il sole di settembre bagna di giallo la cucina rustica, affacciata su morbide colline, l’insieme certamente ispira pace e accettazione, io sono refrattaria alla congiuntura climatica, il mio patrigno quieto ha in mano una tazza di caffè. “Ne vuoi?'” mi chiede. Sì. “Dove vai?”. Mi chiede di nuovo. Attimo di silenzio, petto gonfio, emozione: regale fierezza.

“A riprendermi la mia dignità”.

Lo stacco di scena successivo vede me, seduta su un carroattrezzi, accanto a padre e figlio sconosciuti, titolari del mezzo, che portano a casa me e la mia macchina in panne. La campagna sfila alla mia destra al tramonto, una canzone in loop in testa, come mi accade spesso e penso che se c’è un fondo, probabilmente lo sto grattando. Ma, tranquilli. Ho le unghie lunghe.

Per dignità quella mattina intendevo dire che andavo a riprendermi le mie cose in casa mia e del Perfido, il più grande disastro sentimentale della mia vita. Mollati per telefono qualche giorno prima, dopo quattro anni di relazione e due di convivenza. Se mi chiedessero quale sia stata la frase finale più buffa di una relazione, con il senno di poi risponderei certamente questa: “Vaffanculo a te e alla tua famiglia!”. Gridato forte forte, con la gola che brucia, tipo persona che precipita nel vuoto, però gridando qualcosa invece che solo “Aaaaaaaaaaaahhhhhhh!”. Naturalmente mi sono saputa superare negli anni a venire, ma il gesto liberatorio di quella frase… ah, che gesto liberatorio.

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5 pensieri su “Capitolo Primo: “Se ti senti triste e sola c’è una cosa che puoi fare…”

  1. Dunque… se è una domanda, ti rispondo che è nei miei progetti, ma il mio lavoro è un altro e metto ordine nelle cose che scrivo quando ho tempo e quando sono particolarmente ispirata. Quindi non saprei dirti quando ciò accadrà.
    Se è un’affermazione, suona un po’ come Misery non deve morire 🙂
    In ogni caso grazie. Ci proverò.

  2. Ma va’! Perchè? Secondo me certe situazioni te le tirano proprio fuori… a suon di compromessi non mi riconoscevo più nella mia vita. E’ stato educativo, ho veramente imparato cosa evitare nelle persone e nelle famiglie da quel momento in poi. Ma è stata una liberazione disfarsene!
    Poi per l’amor del cielo, quasi nessuno è cattivo. Il fatto è che le persone stanno male e quindi fanno male.

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