Signorina Casoumano

La bici della vita ha le ruote un po' storte, ma sgommando si impara.

Annuo nuovo, vita sempre uguale (per fortuna) ma con novità. 13 gennaio 2012

Se mi venisse voglia di fumare di nuovo una sigaretta, il mio nuovo collega farebbe passare la voglia. Fuma come un camino e con avidità. E’ alto, la barba trascurata. Una lunga esperienza di educatore, tra centri di accoglienza, comunità per tossicodipendenti e le peggio cose che un educatore possa fare di mestiere. La strada, potresti leggergliela in viso, nei colori suoi, grigio chiaro e marrone. Fare l’educatore in una provincia piccola come la mia è un lavoro un po’ più pulito e puoi anche vestirti firmato. Qui non serve. E non so dire fino a che punto sia meglio così. Ci sono i pro e i contro.

Partiamo insieme, sulla stessa macchina, il nostro lavoro è iniziato così. L’odore di fumo stantio impregna i sedili. S. tiene i finestrini aperti due dita, io mi copro le gambe con la borsa, perchè ho freddo. Gli piace raccontare della Toscana antica, perchè se un toscano ti mostra un pezzo di giardino, certamente ha una storia che risale alle lotte tra papato e impero e un toscano la sa. Un piemontese non lo saprebbe mai. Anche se lo sapesse non perderebbe tempo a dire o sarebbe molto vecchio, racconterebbe in dialetto stretto e non ci capiresti niente comunque. Ma dicevo, così inizia il nostro viaggio in macchina, per mostrarmi il territorio. Dove è esondato il Serchio, dove no, come hanno reagito le persone, che cosa è successo al sindaco, la lucchesia contesa tra pisani e lucchesi, le guerre, le invasioni, le alterne vicende. Mi mostra l’Aurelia, i luoghi del gioco d’azzardo, dello spaccio e della prostituzione. La strada piena di matti (che seguono inevitabilmente la prostituzione), la zona della bonifica, i cervelli della bonifica (che non sono altro che cavoli), i ragni del parco di San Rossore. A S. piace parlare con le persone: ascolta, impara e racconta. Mi mostra le piazze, i gruppi di ragazzi di cui ci occuperemo, le loro storie. Non parla italiano forbito, come piace a molti toscani: è uno che ha una conoscenza pratica delle cose, sebbene profonda e lucida. Eppure mentre mi racconta il lavoro che ha svolto fin ora, io penso già a come scriverlo.

Non ho ancora chiaro se questo lavoro è un passo indietro o un ritorno alle origini. Forse entrambe le cose. Mi sembra di essere tornata nel mio vecchio quartiere. Solo più grande e un po’ meglio vestita. Non più bisognosa di riscatto. Ci sono posti che sono uguali in tutto il mondo, posti in cui il Piemonte smette di esser Piemonte e la Toscana smette di essere Toscana. La periferia è sempre e ovunque periferia. Le storie sono le stesse, i finali anche. E mi chiedo come sarebbero finiti certi amici miei, come sarebbero andate le cose, se ci fossero stati educatori di strada ad intervenire un po’. Non posso fare a meno di sentirmi fuori posto, come se con la periferia avessi una storia in comune, un antico senso di appartenenza che mi faceva amare Marx, ma anche sognare di fuggire. Oggi è come se mi trovassi di fronte a un genitore che ho rinnegato tanti anni fa. Cosa gli direi? Cosa potrei fare ora che mi sono imborghesita?

Ce la farò a superare il mio piccato senso di superiorità?

(la canzone non c’entra niente, ma la ascoltavo tanto nel pieno in quei tempi là e il testo fa.)

 

9 commenti a “Annuo nuovo, vita sempre uguale (per fortuna) ma con novità.”

  1. lanoisette Dice:

    sono arrivata qui! :)
    in bocca al lupo.

  2. nataliefinch Dice:

    :-) Ma ciao! Come vedi, ho il magico potere di lamentarmi un attimo prima che mi si risolvano i problemi!
    I casi sono due: o mi lamento talmente spesso che prima o poi un problema si risolve (quindi la coincidenza non è una coincidenza vera e propria, ma la legge dei grandi numeri) o c’ho i poteri e quindi mi devo lamentare di più ;-)

  3. giapatoi Dice:

    Tu hai i poteri ed ora li mettiamo alla prova su qualcosa di assolutamente futile: “Giap hai una macchina che perde i pezzi, Giap fai schifo in giro con quell’auto, Giap almeno lavala”

    Se domani mi telefona il concessionario per dirmi che mi regala una vettura nuova organizzo i pellegrinaggi da Santa Lamentela dal Granducato

  4. nataliefinch Dice:

    Non posso lamentarmi sentitamente se non ho mai visto la tua macchina ;-)

  5. kovalski Dice:

    mica male, un superpotere così…

    • nataliefinch Dice:

      Guarda sembra fatto apposta per sentirmi ripetere dal fidanzato “Hai visto che ti lamenti per niente? devi stare tranquilla, ci vuole pazienza”. Ora, sono felice del lavoro nuovo, ma farsi tirare le orecchie dal Fidanzato è una menata.

  6. in questo caso ci leggo molto anche di me, e anche del mio lavoro, buffo.
    Mi piace quello che dici della periferia, ho sempre pensato anch’io che le vite periferiche in fondo si assomigliano ovunque, ma non so quanti educatori ci vorrebbero per farle sentire meno al margine o meno periferiche. E lo dico sa educatore

    Vincent Freeman

  7. nataliefinch Dice:

    Cavolo, non lo sapevo :-)
    Io vengo da una piccola città di provincia dove le cose stanno messe in un certo modo, nel senso che grossi grossi problemi di marginalità non ce ne sono o per lo meno sono una ridottissima minoranza. A Pisa sento storie molto diverse, c’è più violenza, più droga, più degrado. E se da una parte ci vedo il romanzo che potrei scrivere (e non scriverò mai), dall’altra boh. Avrò lo stomaco? Me lo chiedevo anche prima della comunità adolescenti e poi è andata bene, anche se una volta ho avuto paura (non a torto, visto che invece di prendermele io se le è prese la mia collega del turno dopo), magari andrà bene anche qui. Sono passati un po’ di anni da quando non faccio più l’educatrice… mi è più difficile aver voglia di giocare, sono sincera, ma nel frattempo ho fatto esperienza, ho fatto i miei 4 anni di scuola e ho più sicurezza. Ho più idee e più coraggio nel proporle. Vedremo.

  8. Anch’io, piccola città ma che è diventata periferia di Firenze e di Prato, purtroppo invece molta marginalità e un centro adolescenti dove la gente arriva ormai naufragata sperando di trovare chissà cosa. E poi qualcosa lo trova:ascolto, attenzione, comprensione, buona volotà e professionalità e a volte ovviamente anche errori, ma che purtroppo, spesso serve a poco.
    Ho anche il libro che non scriverò mai, ma di storie tante, in testa e da altre parti, che non so che fine faranno.
    Sicuramente avrai lo stomaco e se non avrai lo stomaco per quel poco che leggo, forse avrai la sensibilità, che è l’unica cosa da cui si può partire per far qualcosa con i ragazzi. Ad ogni modo, in bocca al lupo


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