Signorina Casoumano

La bici della vita ha le ruote un po' storte, ma sgommando si impara.

Preghiera della tegola in testa (può cadere, ma è meglio se non cade) 20 febbraio 2012

Ultimamente ho un po’ quel tipo di concentrazione lì. Subisco i concetti “bella casa”, “bambini” “cane”. Che è il mio prossimo sogno. Chiamiamolo progetto. Al momento abbiamo un bell’appartamentino e non possiamo permetterci altro, ma sono ottimista.

Giro per il mondo, non tanto in lungo e in largo, ma mi sento nel mondo invece che in bottiglia. Ci sono giorni in cui mi arrabbio al lavoro (tipo sabato) e giorni in cui sono tranquilla. Ho una vita normale. Alle volte mi stupisco della saggezza del Fidanzato, che mi dice le stesse cose che si raccomandavano i Prof. a scuola di psicoterapia. Gli ho fatto notare che c’è gente che la standardizza la sua saggezza, ne fa una disciplina e la insegna. Sono una donna fortunata.

(continua…)

 

Playlist di una serata tranquilla 16 febbraio 2012

E’ una sera tranquilla, in “Casa Rigidini”, la casa dove i precisetty, cioè Natalie e consorte, conducono la loro vita tranquilla. Prima di lavarmi i denti canticchio una canzone di Guccini e allora la metto su… “E un altro giorno è andato, la sua musica è finita quanto tempo è mai passato e passerà…” Allora il Fidanzato rilancia con “La Locomotiva” e poi mi intima di non cantare, che si vuole godere la canzone. Tzk. E’ come sventolare un giocattolo davanti a un bambino e impedirgli di giocare. Allora mentre mi strucco, faccio i versi e canto senza voce… ma poi su qualche frase, la voce mi scappa… Ognuno si mette al suo portatile e comincia a fare le sue cosine. Ma mi piace postare la playlist che ho scelto.

  • “Autogrill” (Guccini) E poi discutiamo del sax o non sax. A me il sax piace moltissimo, lui lo detesta. Dice che chitarristi e sassofonisti si odiano, perchè mentre uno suona il sax, l’altro non può suonare la chitarra. E allora caccio su una canzone che mi pare contraddirlo in un certo senso
  • “Ridere di Te” (Vasco Rossi), di quando Vasco mi piaceva ancora. Cioè fino a Liberi Liberi. E lui mi risponde “Eh. Sticazzi”
  • “Dottore” di Mina e Beppe Grillo. Il Fidanzato, in quanto chitarrista Progressive, non ama le voci, dice che distraggono dalla musica vera. Però Mina. Mina fa eccezione.
  • “Pezzi di Vetro” Cosa importa se ha 20 anni e nelle pieghe della mano una linea che gira e lui risponde serio “è mia” sottintende la vita…
  • “Niente da capire” Perchè penso che il verso “ma i se i tuoi occhi fossero ciliegie io non ci troverei niente da dire e non c’è niente da capire”. Un po’ ridendo e un po’ no, dico al Fidanzato che se i suoi occhi fossero ciliegie io non ci troverei niente da dire. Perchè l’amore è fatto così. Lui mi dice che De Gregori straccia le balle. Sì, il Fidanzato è un romanticone. Allora metto la canzone, che a ben guardare (anche se ho sostenuto che non avevamo una nostra canzone) è veramente la nostra canzone:
  • “Prima del Temporale” (Ruggeri) Vi invito a leggere il testo, perchè io non lo so citare o mi commuovo. Ma in effetti lui me l’ha dedicata e alle promesse fatte si è mantenuto fedele.
  • “L’Illogica Allegria”, perchè mi sento così. Il Fidanzato va a fare dell’altro e si allontana.
  • “La Parola Io” Il Fidanzato torna e gli spiego che Gaber si è mantenuto fedele al suo acume e alla sua capacità di dire fino all’ultimo istante della propria vita, come De Andrè. Ecco, quando ripenso a Gaber, mi duole che non ci sia più. Ne sento la mancanza, non dico come un parente, ma quasi. Mentre gli altri, che pure ho amato, come Guccini e De Gregori, con la pancia piena hanno smesso di dire qualcosa che valesse la pena sentire “e per dimostrare che è vero” (citazione nerd per chi la coglie), gli faccio ascoltare
  • “Non insegnate ai Bambini”… perchè la mattinata che ho passato a scuola oggi è stata entusiasmante e mi tornava…
  • “Quando Sarò Capace di Amare” mi piacerebbe un amore che non avesse alcun appuntamento col dovere… Direi che probabilmente è questa la differenza tra un amore vero e uno che no.

E ora me ne vado a nanna…

 

Sulla libertà come partecipazione. 18 gennaio 2012

Filed under: Uncategorized — nataliefinch @ 22:17

A me piace vedere Crozza prima di Ballarò. E un po’ non mi piace. E’ uno dei pochi fortunati a poter interloquire con i politici, a poter dire loro in faccia quello che vorremmo dire tutti. E sebbene dia sollievo che almeno una persona lo possa fare, non vedo perchè non lo possa fare anche io o qualcuno come me. Ieri Crozza parlava e sia chiaro, fa il comico, fa il suo mestiere, ma la gente rideva e applaudiva e non c’era niente da ridere. Nemmeno lui era divertito, era incazzato nero e  mi stupisce che la gente ridesse. Ma gli italiani son un branco di pecoroni che reagisce coerentemente ai toni e non ai contenuti. Persino Crozza, ad un certo punto ha detto “Non ridete, non c’è niente da ridere”. Anche il mio cane obbediva al tono. Non capiva i no, capiva il tono di diniego. Quindi il mio cane otteneva le stesse prestazioni di un gruppo di umani, ma utilizzava in proporzione molta meno materia cerebrale. Edificante.

Oggi girava su facebook un fotomontaggio con il volto di Schettino sovrapposto a quello del nostromo della pubblicità del tonno e sopra campeggiava la scritta “Nostronzo”. Mi spiace, io non credo ci sia niente da ridere. E francamente non capisco come ci si possa scherzare su.

Oggi riflettevo su Crozza e sul fatto che viene pagato per dire ai politici quello che qualunque italiano vorrebbe dire in faccia ad un politico. Pensavo che Della Valle si è dovuto comprare una pagina di giornale per dire quello che avremmo voluto dire tutti ed è stato accusato di fare qualunquismo, di fare discorsi da bar.

Ecco, abbiamo perso anche la dignità di essere “opinione pubblica”. Non abbiamo opinione, non abbiamo peso. Abbiamo votato contro il legittimo impedimento, abbiamo votato per l’acqua pubblica. Ci hanno ignorato. Più di un milione di persone ha firmato per il referendum sulla legge elettorale, non ci hanno ascoltato. Ogni volta che qualcuno di noi, gente comune, riesce a parlare  sembra il caso umano, non la “collettiva opinione pubblica”. Qualcosa che abbia un peso. Solo un capannello di casi umani in una piazza intorno a un giornalista e qualche idiota che fa le facce davanti alle telecamere. Perchè non fanno parlare gente come me, seduta accanto ad Alfano, a Polillo, Di Pietro e compagnia bella, vestita adeguatamente, preparata adeguatamente, con modi pacati, come se fossimo alla pari? Quelle poche volte in cui la gente comune può interloquire con la politica lo fa nelle vesti di caso umano o nelle vesti di giullare. Ed il giornalismo che tanto vorrebbe denunciare le ingiustizie che subiamo, non fa che farci passare come un branco di stronzi da governare esattamente come si governa un gregge di pecore.

Questa è colpa nostra.

Ci lamentiamo dei politici e continuiamo a votarli. Ci lamentiamo dei prezzi dei prodotti e continuiamo a comprarli. Ci lamentiamo dei programmi in tv e continuiamo guardarli.

Abbiamo il potere di votare e di non votare, ma non lo esercitiamo. Abbiamo il potere del boicottaggio, ma continuiamo a non usarlo. Abbiamo il potere di spegnere la tv e continuiamo a non farlo.

C’è una categoria sociale più potente a cui interessiamo soltanto in qualità di consumatori. Smettiamo di consumare, allora. E chiediamo prodotti migliori. Sarebbe semplice se fosse collettivo.

C’è una categoria sociale a cui interessiamo soltanto in quanto votanti. Smettiamo di votare se vogliamo dei politici migliori. E’ come comprare: se una cosa non mi piace NON LA COMPRO. Se un politico non lo voglio NON LO VOTO. Basta scegliere sempre il male minore. Cominciamo a ragionare per il nostro bene, una buona volta.

“La libertà è PARTECIPAZIONE”.

Gli italiani si aspettano di averla per diritto acquisito, sulla base di una questione di principio e si ostina a non capire che, siccome la gente ci è morta per la libertà, forse la libertà è un bene che si guadagna con fatica.

 

Annuo nuovo, vita sempre uguale (per fortuna) ma con novità. 13 gennaio 2012

Se mi venisse voglia di fumare di nuovo una sigaretta, il mio nuovo collega farebbe passare la voglia. Fuma come un camino e con avidità. E’ alto, la barba trascurata. Una lunga esperienza di educatore, tra centri di accoglienza, comunità per tossicodipendenti e le peggio cose che un educatore possa fare di mestiere. La strada, potresti leggergliela in viso, nei colori suoi, grigio chiaro e marrone. Fare l’educatore in una provincia piccola come la mia è un lavoro un po’ più pulito e puoi anche vestirti firmato. Qui non serve. E non so dire fino a che punto sia meglio così. Ci sono i pro e i contro. (continua…)

 

Sincerità…. 23 dicembre 2011

Strano il Natale da quando non sono più in Piemonte.
E’ un Natale di viaggi avanti e indietro, 250 km in su e 250 km in giù. Di visite fatte di corsa, di saluti frettolosi sorrisi tirati e panettoni.
Comincio ad accettare ora che quel che ho lasciato è perso.
Che anche se le persone le vedi, è il tempo ad assere cambiato. E le priorità.
E di traverso mi stupisco a pensare alla forma della consapevolezza su se stessi.
Come “I figli della mezzanotte” in cui lui si innamora di lei solo guardandola attraverso un lenzuolo bucato, un pezzo alla volta.
Si è consapevoli di se stessi, ci si vede dentro solo attraverso un buco, ci si mette a fuoco solo un pezzo alla volta, non si è mai totalmente completi davanti a se stessi.
Così mi capita che a sprazzi mi colga di sorpresa la portata del gesto. Di arrivare fin qui. (continua…)

 

City – Baricco 16 dicembre 2011

Filed under: Uncategorized — nataliefinch @ 18:12
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“- …quando sei giovane il dolore ti colpisce ed è come se ti sparassero… è la fine, ti sembra che sia la fine…il dolore è come uno sparo, ti fa saltare in aria è come un’esplosione… ti sembra senza rimedio, una cosa irrimediabile, definitiva… il punto è che non te l’aspetti, questo è il nocciolo della faccenda, che quando sei giovane il dolore non te lo aspetti, è lui ti sorprende, ed è lo stupore che ti frega, lo stupore. Lo stupore, capisci?
- Sì…
- Da vecchio… cioè quando invecchi…non esiste più quella cosa dello stupore, non riesce più a prenderti di sorpresa… lo 
senti, questo sì, ma è solo stanchezza che si aggiunge a stanchezza, non esplode più niente, capisci? è solo come se ti aggiungessero qualche chilo sulle spalle…è come camminare ed avere le scarpe sempre più fradice, di fango, pesanti. A un certo punto ti fermi, e lì finisce. Ma non salti più in aria, come da giovane, non è più quella cosa là.”

(Alessandro Baricco, City)

 

fahrenheit 451 9 dicembre 2011

Filed under: Uncategorized — nataliefinch @ 12:01
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La sera in cui il governo tecnico ha annunciato la manovra ho seguito tutta la conferenza stampa dall’inizio alla fine. Ho trovato scandaloso che ci fosse solo la 7 a trasmetterla, mentre altrove si potevano seguire fiction, tristi talk show e programmi di scadente intrattenimento. Panem et circenses. Fahrenheit 451 sta diventando sempre più realistico. Di primo acchito non mi ero resa conto della cattiveria della manovra ed in effetti noto che le proteste sono molto meno accese da quando Berlusconi non è più al governo. La mia idea è che eravamo talmente saturi di ricevere oltre al danno anche la beffa, che tutto sommato ricevere solo il danno è già un progresso. Non voglio più il governo politico, voglio il governo tecnico per sempre. Perchè magari non garantisce equità, ma almeno garantisce trasparenza. La dignità personale è una cosa importante. Il governo tecnico se non altro, tributa alle persone il diritto di provare a comprendere e l’intelligenza per farlo. Per questo a mio parere, dopo il governo tecnico gli astensionisti alle elezioni saranno molti di più. O si alzeranno le preferenze per il Movimento 5 Stelle. Ma sfido chiunque, dopo quello che stiamo vivendo, ad avere il coraggio di votare con convinzione uno qualsiasi dei pagliacci in Parlamento. (continua…)

 

Seven Seconds 7 dicembre 2011

Mia mamma per certe cose era avanti.
Faccio l’indispensabile premessa che da piccola per me erano cicciobello tutte le bambole di plastica che non potevo portarmi a dormire perchè le loro acuminate manine dure mi si piantavano nelle scapole durante la notte. Le altre avevano un nome proprio. Ne avevo una con i capelli biondi e una con i capelli rossi. Le avevo chiamate Beauty e Reika. Strano, eh?
Fatto sta che di cicciobello ne avevo di bianchi e di negretti e a me parevano grosso modo uguali. Giocavo indifferentemente con entrambi: pappa pipì cacca nanna culla. Cose così. E mi pareva tutto uguale, perchè quando scendevo in cortile a giocare c’erano anche i bambini neri. Come i cicciobello. Uguali. E così non è che ci facessi caso. O meglio, non era dettaglio a cui dessi peso il fatto che i neri stavano tutti nello stesso palazzo e i bianchi negli altri palazzi. Una cosa su cui mi ero soffermata a riflettere, in effetti, era il colore dei palazzi. Il loro era marrone scuro (rivestimento in klinker degli 70-80. Urendo) e il mio arancionino come gli altri, ma pensavo avessero voluto fare pendant. Giuro. Non me lo sto inventando. Perchè quando giochi a Barbie non è che ti poni sto problema. Del bianco e del nero. Davvero avevamo lo scemo del quartiere che si chiamava Silvano e gli gridavamo “handicappato” da dietro il muretto. Lui era biondissimo, con gli occhi azzurri, alto e dinoccolato, tanto per dire. E mongolo davvero. Oggi fa la guardia giurata. Non so se mi spiego. (continua…)

 

Il più grande prodotto dell’anno dopo il big bang 3 dicembre 2011

Filed under: Uncategorized — nataliefinch @ 10:19

Io devo sapere quando è successo e chi è stato. E perchè non mi hanno chiamato. Ad eleggere il prodotto dell’anno. Io vorrei sapere chi ha indetto le elezioni, quando ci sono state, con quale sistema si è votato e perchè io non sono stata convocata per andare a votare. Perchè ho perso il mio diritto al suffragio del prodotto dell’anno. Certo avrei votato qualcosa tipo la preparazione H per le emorroidi o i test di gravidanza (in quante occasioni i test mi hanno reso servizio calmando le mie ansie, la paura di essere gravida, io primipara tardo-adolescente), ma non è questo il punto. Vorrei inoltre sapere perchè tutti i prodotti sono stati eletti prodotti dell’anno. Cioè vorrei sapere perchè la malaugurata volta che non faccio zapping tra un intervallo pubblicitario e l’altro, ad ogni spot la voce fuori campo menziona “eletto prodotto dell’anno”. Tutti. Dalle pastiglie con brillantante per lavastoviglie alle creme idratanti. Eccheccazzo.

Vorrei conoscere l’unità di misura della liscezza del capello. O l’unità di misura della luminosità del capello. Perchè tipo, per la lunghezza del metro, c’è una specie di lingotto di un metallo ben preciso mantenuto a precise condizioni di pressione, temperatura, umidità. E’ lungo appunto un metro, sta in un museo e tutti quelli che vogliono fare un metro devono usare quello come termine di paragone. Ecco. Io vorrei sapere quale capello hanno preso per unità di misura della liscezza e della luminosità. Poi chissà di chi è quel capello. Che schifo. Questo me lo chiedo perchè quando mi dici che il balsamo mi rende i capelli il 25% più lisci o più luminosi non è come quando io dico “quella cosa è 3000 volte troppo più bella di quell’altra…” che è un modo di dire, un modo per enfatizzare. 25% mi fa supporre che sia una cosa seria,  mi fa supporre che prima di sparare una cifra hai misurato. Voglio sapere come. Tutto qui.

Poi se vogliamo ancora parlare di politica a me sta bene. Ma prima smettiamo di prenderci in giro. Il sistema che ci tratta da idioti e noi che continuiamo a comprare i prodotti dell’anno.

 

 

Presa di posizione. 3 dicembre 2011

Filed under: Uncategorized — nataliefinch @ 10:02

Ok.

Per usare la metafora della naturale regolarità, la piattaforma nuova mi inibisce. Sono abitudinaria, refrattaria al progresso. Ma poi le cose cambiano e allora va bene così. Avevo un blog vero e questo qui su wordpress, in cui cercavo di scrivere meglio per mettere in ordine il mio materiale. Quindi per rispondere a chi mi chiedeva se avrei scritto ancora, la risposta è “solo in parte”. Pubblicherò vecchi post, di quelli che sono carini anche quando avulsi dal percorso mio di vita in cui li ho pensati, mentre il percorso vero (di elaborazione del lutto e della solitudine) è salvato in httrack e me lo tengo. Se continuerò quello che ho iniziato qui non lo so. Magari a casa, su word, anche se è improbabile. Di libri ne ho iniziati un sacco e non ho mai concluso nemmeno un racconto, perchè sono una persona precisa e ritengo che per scrivere un libro si debba studiare. Decisamente il mio lavoro non è questo. A me il mio lavoro piace, quindi il tempo che perderei nel tentare di scrivere un romanzo è tempo che non voglio sottrarre a studiare. Io studio sempre. Ultimamente non leggo nemmeno più romanzi, mi dedico a diventare un pozzo di scienza psicologica, psichiatrica, psicoterapeutica. Non ci sto riuscendo molto, cioè, mi sembra di non saperne mai abbastanza e devo dire che non tutto è sempre semplice da capire, ho sempre la sensazione che mi sfugga qualcosa o di non ricordare abbastanza.

Non cancellerò i post precendenti, perchè mi dispiacerebbe per i commenti. Un paio appartengono anche ai miei amici in carne e ossa.

Detto questo, ora cerco di abituarmi alla nuova piattaforma. E’ che splinder faceva schifo e allora mi sentivo libera di scrivere da schifo. Su wordpress sembra che ci puoi scrivere solo se hai qualcosa di intelligente da dire. O magari è un’impressione.

 

 
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