A me piace vedere Crozza prima di Ballarò. E un po’ non mi piace. E’ uno dei pochi fortunati a poter interloquire con i politici, a poter dire loro in faccia quello che vorremmo dire tutti. E sebbene dia sollievo che almeno una persona lo possa fare, non vedo perchè non lo possa fare anche io o qualcuno come me. Ieri Crozza parlava e sia chiaro, fa il comico, fa il suo mestiere, ma la gente rideva e applaudiva e non c’era niente da ridere. Nemmeno lui era divertito, era incazzato nero e mi stupisce che la gente ridesse. Ma gli italiani son un branco di pecoroni che reagisce coerentemente ai toni e non ai contenuti. Persino Crozza, ad un certo punto ha detto “Non ridete, non c’è niente da ridere”. Anche il mio cane obbediva al tono. Non capiva i no, capiva il tono di diniego. Quindi il mio cane otteneva le stesse prestazioni di un gruppo di umani, ma utilizzava in proporzione molta meno materia cerebrale. Edificante.
Oggi girava su facebook un fotomontaggio con il volto di Schettino sovrapposto a quello del nostromo della pubblicità del tonno e sopra campeggiava la scritta “Nostronzo”. Mi spiace, io non credo ci sia niente da ridere. E francamente non capisco come ci si possa scherzare su.
Oggi riflettevo su Crozza e sul fatto che viene pagato per dire ai politici quello che qualunque italiano vorrebbe dire in faccia ad un politico. Pensavo che Della Valle si è dovuto comprare una pagina di giornale per dire quello che avremmo voluto dire tutti ed è stato accusato di fare qualunquismo, di fare discorsi da bar.
Ecco, abbiamo perso anche la dignità di essere “opinione pubblica”. Non abbiamo opinione, non abbiamo peso. Abbiamo votato contro il legittimo impedimento, abbiamo votato per l’acqua pubblica. Ci hanno ignorato. Più di un milione di persone ha firmato per il referendum sulla legge elettorale, non ci hanno ascoltato. Ogni volta che qualcuno di noi, gente comune, riesce a parlare sembra il caso umano, non la “collettiva opinione pubblica”. Qualcosa che abbia un peso. Solo un capannello di casi umani in una piazza intorno a un giornalista e qualche idiota che fa le facce davanti alle telecamere. Perchè non fanno parlare gente come me, seduta accanto ad Alfano, a Polillo, Di Pietro e compagnia bella, vestita adeguatamente, preparata adeguatamente, con modi pacati, come se fossimo alla pari? Quelle poche volte in cui la gente comune può interloquire con la politica lo fa nelle vesti di caso umano o nelle vesti di giullare. Ed il giornalismo che tanto vorrebbe denunciare le ingiustizie che subiamo, non fa che farci passare come un branco di stronzi da governare esattamente come si governa un gregge di pecore.
Questa è colpa nostra.
Ci lamentiamo dei politici e continuiamo a votarli. Ci lamentiamo dei prezzi dei prodotti e continuiamo a comprarli. Ci lamentiamo dei programmi in tv e continuiamo guardarli.
Abbiamo il potere di votare e di non votare, ma non lo esercitiamo. Abbiamo il potere del boicottaggio, ma continuiamo a non usarlo. Abbiamo il potere di spegnere la tv e continuiamo a non farlo.
C’è una categoria sociale più potente a cui interessiamo soltanto in qualità di consumatori. Smettiamo di consumare, allora. E chiediamo prodotti migliori. Sarebbe semplice se fosse collettivo.
C’è una categoria sociale a cui interessiamo soltanto in quanto votanti. Smettiamo di votare se vogliamo dei politici migliori. E’ come comprare: se una cosa non mi piace NON LA COMPRO. Se un politico non lo voglio NON LO VOTO. Basta scegliere sempre il male minore. Cominciamo a ragionare per il nostro bene, una buona volta.
“La libertà è PARTECIPAZIONE”.
Gli italiani si aspettano di averla per diritto acquisito, sulla base di una questione di principio e si ostina a non capire che, siccome la gente ci è morta per la libertà, forse la libertà è un bene che si guadagna con fatica.
Avete detto… Grazie!